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Em-patia, En-ergia, En-tusiasmo

di Mariabianca Carelli

Si sente spesso parlare di empatia, che è un termine sempre più diffuso e, spesso, usato in senso riduttivo. Sappiamo quanto è importante l’empatia nei nostri rapporti quotidiani, per l’apporto di calore e di speranza che infonde anche in situazioni routinarie, apparentemente neutre dal punto di vista emotivo (uffici, banche, esercizi commerciali).

EmpatiaÈ bene dunque che essa sia il nostro primo messaggio agli altri: “sono qui per te, sono tuo amico, voglio il tuo bene, so come ti senti…”. L’empatia apre le porte dell’anima; promuove la gratuità, la fiducia, il dono; favorisce l’emergere negli altri della Bellezza e della Verità spesso segregate nel profondo, ricoperte da paura e arroganza nel timore di essere derise.

L’etimologia, come è stato già detto, ci restituisce spesso il vero spessore delle parole; ne chiarisce la funzione; ne illumina il significato; ne fa emergere la particolare essenza; ci offre strumenti di riflessione e di interiorizzazione dei concetti; fa intravedere le potenzialità in divenire dei termini. Osserviamo che “empatia” deriva da én pathos: “dentro il sentire”, e può essere definita come la capacità di im-medesimarsi (farsi una cosa sola con l’altro), com-prendere lo stato d’animo dell’altro, ma senza identificarvisi (diventare l’altro), mantenendo cioè chiare la propria identità e la propria visione.

La scoperta dell’altro attraverso l’atteggiamento empatico, è il primo passo per la costituzione di un gruppo che intende funzionare su livelli più elevati della spirale evolutiva. Ciascun membro del gruppo, sostenuto e illuminato dall’attenzione dell’altro, potrà più facilmente pervenire ad una maggiore en-ergia (“forza dentro”), la quale potrà condurre ad una situazione interiore di en-tusiasmo (“un dio dentro”).

È necessario pertanto che l’empatia sia scelta volontariamente come comportamento amorevole abituale, funzionale a:

– una sempre più ampia consapevolezza di sé e dell’altro;
– la costruzione di una società basata sulla cultura dell’ascolto e della fraternità.

“Se vuoi capire quella cosa, diventa quella cosa” afferma un detto della Saggezza antica. Comprendiamo, attraverso la pratica dell’Empatia, che “tutto ci riguarda”, che “tutto ci appartiene” e che il nostro destino evolutivo è indissolubilmente collegato a quello degli altri.

Empatia universaleA livelli più alti e universali, l’Empatia ci conduce a col-laborare (svolgere insieme un lavoro) all’evoluzione dei regni di natura (minerale, vegetale, umano); a sentirci uno con l’Universo, scorgendo in esso il nostro posto e il nostro ruolo di co-operatori creativi. Essa porta così alla pace dell’anima.

In tale visione, l’Empatia non sarà solo un termine “psicologico” o piacevolmente “attuale”, ma ne saranno riconosciuti il ruolo e la funzione più elevati: divenire strumento indispensabile a formare la base della nuova comunità mondiale. L’Empatia salverà il mondo!

L’aspirante che avverte il senso “sacro” dell’Empatia universale, intraprende il percorso che porta alla resa della personalità all’anima, focalizzandosi sempre più intensamente sul Fine e sull’Opera da compiere. Egli ora sa che il suo compito è materializzare idee di Luce sulla terra e che la sua dignità è nel servire. Avvertirà sempre più chiaramente la sacralità della vita degli uomini e delle creature degli altri regni di natura: essa è il riflesso della Sacralità della Vita Maggiore nella quale “abbiamo il nostro essere”.

Da questa comprensione deriverà il massimo rispetto per ogni elemento della Manifestazione, a qualunque livello evolutivo esso si trovi: L’Amore universale non ha alcun nesso con il sentimento o la relazione affettiva, ma è identificazione con tutti gli esseri. Si prova allora la vera Compassione… (Alice A. Bailey, L’illusione quale problema mondiale).

È rispetto a tale atteggiamento di attenzione empatica per la Vita, crogiuolo di evoluzione, che si può valutare l’avanzamento dei gruppi umani. In tale prospettiva, ogni azione può diventare “sacra” e ogni attività dell’esistenza può diventare “simbolo evocante” quando chi le compie mantiene interiormente uno stato di coscienza elevato e la pura intenzione di trasmettere in essi, “empaticamente”, l’energia e il segno della Bellezza: “Il segno della Bellezza aprirà le sacre porte” (Morya).

Tratto da: “Sul Sentiero I: Dalla divina inquietudine alla Gioia” di Mariabianca Carelli

Ringraziamo l’autrice per averci inviato questi meravigliosi scritti. (Ne seguiranno altri…)

Advaita - Anatomia del Divino

di Daniel Meurois

Questo libro affronta il punto più importante che possa esistere nella vita di un essere umano: riconoscere la Forza che lo abita, che è quella di una meravigliosa Luce. Il suo scopo? La pacificazione delle nostre angosce, paure, smarrimenti, e la scoperta di uno spazio di pace interiore e inattaccabile.

Un luogo raggiungibile da uno stato di coscienza che ha un nome: Advaita.

Daniel Meurois ci svela qui una via diversa per raggiungere la Saggezza, più semplice di quella strada tortuosa di cui parlano molte antiche tradizioni spirituali. Condividendo con il lettore tutti i suoi strumenti, aneddoti, riflessioni ed esercizi di meditazione alla portata di tutti, l'autore ci accompagna lungo questo percorso per giungere a liberare il Divino che è in noi.

ADVAITA significa, in sanscrito, non duale. Indica l'indivisibilità del Sé dall'Unità. Questo stato unitario è già nostro, ma per una serie di ragioni abbiamo perso i contatti con esso. Perché questo è accaduto? In quali strati dell'anatomia dell'anima si nasconde l'Advaita?

I grandi sistemi religiosi e filosofici sembrano porre la riconquista di questa dimensione, che pure ci appartiene, alla fine di lunghi e spossanti cammini, ma i grandi mistici e Maestri sono venuti a insegnarci le scorciatoie.

Daniel Meurois ne ha rispolverata qualcuna, recuperandola nell'infinito oceano di informazioni che è l'Akasha, e oltre all'unità fra il Sé e il Tutto ne emerge la visione dell'universo materiale come corpo del Divino, del respiro dell'uomo come compartecipe del respiro del Divino...

Una straordinaria visione olografica resa, in questo libro, con ammirevole chiarezza e con tutte le indicazioni pratiche per sperimentare lo stato di Advaita: meditazioni, visualizzazioni, respirazioni, preghiere antiche, perlopiù provenienti dai Terapeuti della scuola di Alessandria, dagli Esseni del Krmel, dal Cristo, dal Maestro Morya e dall'Avatar Babaji, ma del tutto adeguate alla nostra mentalità odierna.

Un libro semplice, utile, necessario.

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