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Il ritorno del Cristo

di Fabio Finucci

La storia biblica ci dice che gli ebrei non hanno riconosciuto il Cristo che da tempo aspettavano, colui che li avrebbe liberati dagli oppressori. Hanno ascoltato la loro mente, l’immaginario che avevano del Cristo e non hanno ascoltato le sue parole, riconosciuto il suo essere. Lo hanno rifiutato.

La storia biblica ci dice che gli ebrei non hanno riconosciuto il Cristo che da tempo aspettavano, colui che li avrebbe liberati dagli oppressori. Hanno ascoltato la loro mente, l'immaginario che avevano del Cristo e non hanno ascoltato le sue parole, riconosciuto il suo essere. Lo hanno rifiutato.

Penso che la storia biblica simbolizzi anche una storia individuale che risiede in ognuno di noi. Credo, infatti, che anche noi non riconosciamo il Cristo dentro di noi, quello vero, che forse non ci piace così tanto perché non assomiglia all’immaginario che abbiamo di lui nella nostra mente. Alto, biondo, con gli occhi azzurri, che fa miracoli, che è amato e che ha grande carisma. Eppure Cristo dice che lui è anche nel mendicante, nel bambino e che dovremmo saperlo riconoscere anche nella creatura più abbietta. Allora vediamo un mendicante, immaginiamo che sia Lui, gli facciamo l’elemosina e pensiamo di ricevere in premio il paradiso, per essere stati bravi a riconoscerlo. No, non è questo il saperlo riconoscere!

Noi fuggiamo la nostra divinità e pur sapendo che essa è dentro di noi, crediamo che perché essa si manifesti in noi, dobbiamo essere perfetti, realizzare grandi opere o diventare grandi maestri spirituali. E così continuiamo a tenerla lontana! Diciamo: “non so fare niente di speciale, ho tanti difetti, mi sento brutto, come posso essere il Cristo?” E così non riconosciamo che Lui è già in noi e che sta aspettando solo che gli apriamo la porta.

Il nostro immaginario vuole che diveniamo stimati, onorati, famosi, con grande carica energetica e grande carisma; e non vedendo tali qualità in noi, ovvero il Cristo che volevamo, lo rifiutiamo… e la storia continua, la ricerca continua, mentre il vero Cristo in noi, il Cristo che siamo, aspetta. Aspetta che ci riconosciamo.

E' solo quando accettiamo Cristo e lo riconosciamo nel cuore, che iniziamo davvero anche a sentirlo. Egli è nel profondo di noi, quindi sprofondiamo nel nostro essere e riconosciamolo. Si parla tanto di essere nel “qui ed ora”, e cosa vuol dire questo se non l'immergersi completamente nel proprio essere, se non essere “presenti”, senza più lasciare che la mente immagini un altro Cristo, un altro noi stessi.<br />
Ma è solo quando lo accettiamo e lo riconosciamo nel cuore, che iniziamo davvero anche a sentirlo. Egli è nel profondo di noi, quindi sprofondiamo nel nostro essere e riconosciamolo. Si parla tanto di essere nel “qui ed ora”, e cosa vuol dire questo se non l’immergersi completamente nel proprio essere, se non essere “presenti”, senza più lasciare che la mente immagini un altro Cristo, un altro noi stessi.

Il Cristo vero è già ritornato, o meglio non se n’è mai andato. E’ dentro di noi e aspetta solo che lo riconosciamo, e così facendo diveniamo Lui, ci uniamo alla nostra divinità, perché siamo sempre stati Lui, solo che come gli ebrei biblici non abbiamo voluto riconoscerlo, non siamo stati in grado di riconoscerlo.

 

Osserviamoci nel quotidiano, quante volte fuggiamo con la mente, coi pensieri senza essere “presenti” in noi stessi? Quante volte ci mettiamo nei panni degli altri, immaginando come potrebbero vederci. Recitiamo allora una parte che vogliamo che l’altro veda, e non siamo presenti in noi. Immaginiamo un ideale a cui vorremmo assomigliare, un modello in cui rifletterci… e così facendo non siamo “presenti”, non siamo nel “qui ed ora”, non siamo nel nostro essere. O meglio, siamo in piccola percentuale nel nostro essere, e per il resto nella fantasia che ci siamo creati, di chi vorremmo essere. E seguiamo tanto questa idea, da non accettare altre realtà.

Seguiamo un’immagine e non la verità, seguiamo l’illusione e non la realtà di noi stessi, e allora poi come potremo riconoscere ciò che è vero in noi? Questa creazione di un modello da seguire proviene da paure interiori, da dubbi e giudizi su noi stessi. E non è raggiungibile perché è solo illusione. La verità è invece nuda e non piena di maschere e immagini. Semplicemente è.

Diveniamo “veri e presenti” in noi, senza più paure che creano immagini illusorie. Questa “presenza” in noi è importante, fondamentale, perché essa rappresenta l'unione con la divinità in noi. Lì riconosciamo il Cristo in noi, il Cristo che siamo.

Liberarsi, svuotarsi di tutta questa illusione ci fa vedere un essere in noi più reale, più vero, più limpido, e più ci vedremo limpidi e più riconosceremo il Cristo in noi. Diveniamo allora “veri e presenti” in noi, senza più paure che creano immagini illusorie. Questa “presenza” in noi è importante, fondamentale, perché essa rappresenta l’unione con la divinità in noi. Lì riconosciamo il Cristo in noi, il Cristo che siamo. Non accettare quindi l’essere che siamo, è non riconoscere il Cristo in noi e aspettare che lui si conformi al nostro immaginario.

Se ci dicessero che Cristo si trova in un altro continente, prenderemmo il primo aereo per raggiungerlo; se invece ci dicono che è dentro di noi immaginiamo che sia lontano da noi. Se ci dicono che Cristo siamo noi, non vogliamo saperne, perché nel profondo non accettiamo noi stessi. Non lo riconosciamo perché è troppo vicino (“Nessuno è profeta nel proprio paese“). E’ meglio pensarlo lontano, perché più è lontano e più rispecchia il nostro immaginario di Cristo.

C’è un Cristo mentale ed un Cristo vero, reale, che però non sappiamo riconoscere. Spesso il Cristo che vogliamo è solo quello che può risolverci i nostri problemi quotidiani, proprio come pensavano gli ebrei, non quello che ci trasforma. Vogliamo “usare” la nostra divinità per i nostri comodi e ci allontaniamo non appena abbiamo sentore di trasformazione interiore. E’ questo il Cristo che vogliamo, quello che ci fa diventare bravi, carismatici e potenti, perché vogliamo sentire gli applausi, dopo tanta fatica un po’ di gloria!

Ci piace immaginarci secondo il nostro modello di individualità e non vogliamo lasciarlo. Ma noi non siamo solo un’individualità, siamo l’interno e l’esterno, siamo l'”io” e il “non-io”, siamo il maschile e il femminile; siamo il mondo intero. La nostra individualità è solo il “punto di osservazione con cui vediamo il mondo, la vita, noi stessi”. Si, perché noi non siamo solo “uno che vive”, ma siamo la “vita” stessa.

Il Cristo è già in noi, lo era dal giorno della nostra nascita. Riconosciamo dunque finalmente l’essere meraviglioso che in realtà siamo! Smettiamo di cercarlo con la mente, con l’immaginario, innamoriamoci di noi stessi, del Cristo in noi che è esattamente come noi, liberiamolo dall’elemosinare il nostro amore, smettiamo di volerlo diverso da come siamo. Riconosciamolo in noi e il ritorno del Cristo diverrà realtà, non più una speranza immaginaria.

Articolo di Fabio Finucci

Fonte: http://averate.blogspot.it/2012/04/il-ritorno-del-cristo.html

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