La divina inquietudine...........10...10....17

La divina inquietudine

di Mariabianca Carelli

La forza evolutiva sospinge incessantemente ogni elemento della Creazione.

Apertura di coscienzaNei primi stadi essa agisce in modo meccanico, apparendo spesso caotica, brutale e insensata e producendo effetti che possono sembrare irrazionali a chi non li ricollega al mondo delle Cause; in un secondo tempo, quando l’uomo è progredito e l’Io, (o forza egoica), comincia a sottomettersi al Sé (o anima), l’Evoluzione si serve anche della collaborazione delle creature stesse. Queste ultime diventano sempre più avanzate fino al punto da poter esse stesse “creare”, prima con le sostanze fisiche, poi con l’uso della Mente; è a questo punto, quando l’uomo concepisce di poter creare con la mente, dominando e indirizzando pensieri e sentimenti a fini evolutivi, che inizia quel percorso verso aperture di coscienza sempre maggiori, che le tradizioni esoteriche definiscono “il Sentiero”.

Per lungo tempo l’uomo si è fatto “trascinare” dalle forze evolutive, seguendo velleitarismi, desideri di ogni tipo, e perdendosi in miriadi di esperienze “mondane”. Ad un certo punto del suo cammino, egli sente più fortemente la voce dell’anima e, con un atto di volontà lucido e forte, decide di ascoltarla: “L’uomo chiuse le porte del Cielo dietro di sé e cercò, con immensa energia e ingenuità, di confinare sé stesso sulla Terra. Egli sta ora scoprendo… che il rifiuto di cercare il Cielo significa una involontaria discesa all’inferno”. (E. F. Schumacher)

Del “Sentiero” parlano da sempre tradizioni spirituali ed esoteriche d’Oriente e d’Occidente; iniziati come Ermete, Platone, Pitagora, Dante, hanno indicato, spesso sotto forma di metafora, alcuni elementi che potessero illuminare e sostenere gli uomini che lo percorrono. Aurobindo sostiene, riguardo ai momenti iniziali della Ricerca: “…non si può negare, e nessuna esperienza spirituale lo negherà, che questo è un mondo non ideale e non soddisfacente, fortemente segnato dal marchio dell’imperfezione, della sofferenza e del male. In realtà, questa percezione è, in un certo modo, il punto di partenza della spinta spirituale, eccetto per quei pochi ai quali l’esperienza spirituale viene spontaneamente, senza esservi forzati dall’acuto, schiacciante, doloroso e alienante senso dell’Ombra che incombe sull’intero campo di questa esistenza manifestata”. (L’enigma di questo mondo, da Lettere sullo Yoga).

E, in tempi più recenti, lo psichiatra sociale Erich Fromm afferma: “La persona comune oggigiorno è una straniera nell’universo: a livello più profondo essa sente la sua depressione, la sua noia, il vuoto che pervade la sua anima. Sono questo vuoto e questa disaffezione che chiedono soddisfazione e vogliono essere riempiti dal rumore, dal possesso di cose materiali e dal divertimento“.

In questa prima fase l’uomo è mosso da un’indefinita inquietudine e dal confuso desiderio di dare una svolta alla sua vita (in qualsiasi modo ciò possa essere inteso): “L’arrivo della Primavera scioglie quei vincoli che hanno finora legato il borghese ai ‘valori’ di un mondo che invece li calpesta di continuo. Oggi s’intravedono i primi boccioli di quella nuova specie umana che cerca la ‘via’. Quella che si propone il bene di tutti, nessuno escluso”. (Giuliana Conforto, Universo organico)

Non sempre la motivazione iniziale è limpida e pura. Spesso si ricerca “l’illuminazione” per ambizione, per ottenere la liberazione dal dolore, per desiderio di controllo e di potere, per esorcizzare la paura della morte. Ma, nonostante la nebbia emotiva e le illusioni dell’ego, qualsiasi autentico cammino spirituale prima o poi trasformerà l’individuo, anche a prescindere dalla pochezza delle motivazioni di quest’ultimo. La Verità è sempre più forte del piccolo io, e nel lungo termine, finirà con il prevalere. Il cammino e il Maestro usano la debolezza e le ambizioni dell’individuo per creare delle lezioni che alla fine eroderanno l’ego e sveleranno le ambizioni, mostrandole per ciò che sono e portando lentamente allo scoperto l’intento dell’anima che si trova al di là di esse. Alcuni, almeno inizialmente, avranno solo una conoscenza intellettuale o un’intuizione fugace di espressioni come “il maestro interiore”, “tutto è uno” e “la vita è una Scuola”; altri ne comprenderanno davvero il significato, interiorizzandolo. Ciò a causa della più ampia Saggezza originata dalla maturità dell’anima, e dall’elevazione della coscienza, determinata dal consapevole lavoro di allineamento con il Sé.

Cammino spiritualeLa bellezza della Realtà intravista rende il sincero aspirante sul Sentiero più umile, e lo motiva a mettersi al servizio della Vita e dei fratelli. Egli ha sperimentato che il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione, nel quale tutte le nostre convinzioni riguardo a chi siamo, a cos’è la vita, a cos’è Dio, a cos’è la Verità e a cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. Ha sperimentato, anche, che è un sentiero degno di essere percorso, perché la demolizione e lo smantellamento portano alla nuda Verità, alla luce della quale – soltanto – l’anima può ri-velarsi (togliersi il velo).

Ha sperimentato che è un percorso vivente e mutante, che si evolve davanti ai suoi occhi. Ha sperimentato che su di esso è necessario affrontare con l’anima e i sensi desti le sfide che si presentano e “i draghi” interiori che lo minacciano poiché, se è vero che non possiamo avere certezze sul nostro progresso e sulle nostre conquiste spirituali, sappiamo con sicurezza che la Paura è il più grande ostacolo all’evoluzione.

In questo periodo della ricerca, spesso vengono meno anche i consueti “punti di riferimento” affettivi, poiché non sempre coloro che sono vicini al ricercatore hanno intrapreso un medesimo cammino di consapevolezza, e sono pertanto percepiti come “non in sintonia”. L’aspirante-ricercatore tende allora a ricreare una “famiglia dell’anima”, collegandosi a chi, come lui, attraversa fasi di dubbio e di ricerca di una spiritualità non dogmatica, in cui la sua ragione venga rispettata, e che dia senso alla sua vita. Egli comincia, in sostanza, a porsi i quesiti esistenziali di tutti i Pensatori, che spesso percepisce in modo doloroso e struggente: Perché vivo? Perché soffro? Quali leggi regolano l’Universo? Qual è il senso del mio passaggio sulla Terra? In uno stadio più avanzato, quando sceglierà di porsi al servizio dell’umanità, si domanderà: Qual è il mio Compito?

Non sarà, naturalmente, compreso. Molti troveranno queste aspirazioni e questi interrogativi “troppo seri” o “idealistici” o “strani”. Altri non crederanno alla sua buona fede, ricercando motivazioni recondite alla sua ricerca. Altri, per timore di essere tratti fuori dall’Aula dei giochi e del disimpegno nella quale si attardano, rideranno, o lo derideranno, continuando la loro vita consueta, alla quale non intravedono alternative. Altri sceglieranno di continuare a trastullarsi con disquisizioni filosofiche o con brillanti conversazioni tra amici sulla “spiritualità” o con gli infiniti modi per “strutturare il tempo”, secondo l’espressione dello psicologo Erik Berne. Essi parlano anche, talvolta, del Sentiero, ma non lo percorrono. Altri ancora sceglieranno la via dell’opposizione polemica e del pregiudizio, non intendendo ancora introdursi nella via stretta della disciplina personale e del servizio all’umanità. Sono tutti comportamenti logici, del tutto naturali per l’Io che non ha ancora scelto di servire il Piano. L’aspirante-ricercatore giunge infine ad un punto del suo cammino terreno in cui sente che nulla ha più importanza del perseguire il senso del suo “stare al mondo”: “Questa ignoranza dello scopo della vita è la più grave malattia da cui siamo affetti ed è la causa della nostra schiavitù”. (Kirpal Sing)

La Comprensione:

Divina inquietudineDopo così lunga ricerca, l’uomo sulla via del risveglio sceglie di dare direzione e significato al suo cammino terreno; decide, lucidamente e fortemente, di raffinare le sue capacità e la sua consapevolezza; la sua vita diventa meditazione sul “senso ultimo” delle cose; la sua attenzione si sposta dal mondo degli effetti visibili, in cui vive la maggior parte degli uomini “profani”, a quello delle Cause invisibili che li determinano.

Ogni attività viene vista ora in funzione della maggiore luce che può apportare alla coscienza propria e a quella dell’umanità, con la quale egli sente gradualmente di costituire un unico corpo. Il Tempo e il Denaro diventano strumenti da usare con discernimento e generosità per i fratelli; molte attività, ritenute da molti utili, necessarie e “positive”, gli appaiono inconsistenti e vane. L’aspirante avverte presto la necessità di affidarsi a guide e maestri; ricerca una “Scuola”.

Comprende, con l’esperienza, che le scuole non sono mai a pagamento, non si trovano in suggestivi luoghi lontani, né nei siti internet, ma vanno ricercate, e con ardore, nel profondo della propria coscienza. Comprende, che, come afferma la Saggezza antica, la Verità si svela quando il viandante si dedica con tale fervore al Sentiero da diventare il Sentiero stesso. Comprende che tutti i Sentieri, pur diversi e talvolta apparentemente discordanti, se percorsi con dedizione totale, si incontrano alla sommità del monte. Comprende che l’iniziale disagio esistenziale, il fastidio per molti convenzionalismi sociali, il rifiuto del consumismo e delle “regole dell’apparire”, la ricerca di sobrietà, l’aspirazione a nuovi modi di vivere ispirati alla condivisione sono, in realtà, spesso, le prime manifestazioni dell’avanzamento dell’anima, che cerca l’Origine.

I rosacrociani definiscono questa fase del processo “divina inquietudine”, intuendone il valore di agente della “Legge di Evoluzione”, alla quale tutto il nostro universo è sottoposto, sia per quanto riguarda l’aspetto materiale che quello spirituale. Pertanto, quando ci imbattiamo, e così frequentemente, in individui che cercano “il sacro” come fuga dall’inconsistenza, dal nonsenso e dal dolore, possiamo considerare che quella che osserviamo è una fase propedeutica a quella successiva, in cui quegli stessi individui, ad un livello più avanzato di coscienza, potranno, invece che solo “rifugiarsi nella spiritualità”, “agirla con gioiosa spontaneità” nella propria vita. Con la comprensione progressiva della loro reale essenza di esseri evolventi, ad una voluta più alta della spirale evolutiva, essi passeranno allora dal “dire” al “fare”.

Molti saranno impacciati, nelle fasi iniziali del cammino, da esperienze personali irrisolte; in questi casi, il percorso è quello della rielaborazione del vissuto; della comprensione delle cause del malessere; dell’accettazione del passato e, infine, della ri-conciliazione e del per- dono (etimologicamente: doppio dono, a sé e all’altro). Molti saranno accompagnati da dubbi riguardo a veri o presunti maestri, libri, scuole, insegnamenti, vie spirituali. Col tempo, tuttavia, essi distingueranno più chiaramente le voci e le indicazioni di chi realmente “sa”, poiché “ha visto e sperimentato”.

Nell’attesa di una più ampia rivelazione, la ricerca sincera, l’aspirazione del cuore, la tensione costante alla Verità, la disciplina interiore, l’applicazione di un’etica illuminata, la pratica della Fratellanza, la “lettura” del mondo delle Cause, lo studio della legge di Analogia, l’osservazione e la trasmutazione di sé sono i mezzi più idonei per conseguire una sempre maggiore Comprensione e Visione. Ciò è confermato dal fatto che, peraltro, tali “requisiti” sono quelli richiesti da ogni “scuola dei misteri”, dall’antichità ad oggi.

Il Pellegrino sulla Via impara pertanto a rimanere vigile, come le “vergini del Vangelo” che aspettano il loro signore, e a essere persistente, poiché ricorda l’esortazione del Cristo: “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”. Egli sa che il Sentiero che si accinge a percorrere è quello che tutte le anime mature hanno percorso o stanno percorrendo.

E’ il Sentiero dell’Osservazione e dell’Ascolto: su di Esso il pellegrino osserva e ascolta, dentro e fuori di sé, con l’aspirazione costante ad ampliare la sua Visione e a fornirsi di strumenti sempre più idonei a servire l’Umanità.

E’ il Sentiero della Ricerca: su di esso il pellegrino ricerca la Verità in prima persona, oltre gli insegnamenti delle religioni ufficiali.

E’ il Sentiero della Prova, poiché su di esso si presentano numerosi ostacoli interni ed esterni che verificheranno i requisiti del candidato.

E’ il Sentiero del Servizio: su di esso l’aspirante diventa un Pensatore che non acconsente più ad essere trasportato inconsapevolmente dalla corrente evolutiva, ma intende partecipare attivamente al Piano di Luce per la Terra.

Tratto da: “Sul Sentiero I: Dalla divina inquietudine alla Gioia” di Mariabianca Carelli

Si ringrazia l’autrice per averci inviato questi meravigliosi scritti. (Ne seguiranno altri…)

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