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La Sfida dell’Uomo Moderno: accettare il proprio Destino

di Renata Contini

Poiché abbiamo paura della vita, cerchiamo di controllarla o di dominarla. L’individuo moderno è tenuto ad avere successo, non ad essere una persona. Perciò a prescindere da quanto bravi possiamo essere nel lavoro, come persone siamo un fallimento.

“Era teso e contratto, gli occhi erano spenti, il colorito terreo, la respirazione superficiale. Grazie a una respirazione più profonda e ad alcuni esercizi terapeutici, il suo corpo acquistò una maggiore sensibilità. Gli occhi gli brillavano, il colorito si ravvivò, provò sensazioni stimolanti in alcune parti del corpo e le gambe cominciarono a vibrare. Ma allora, mi disse: ‘Questa è troppa vita. Non posso resistere’.”

Credo che, in gradi diversi, siamo tutti nella situazione di questo giovane. Vogliamo essere più vivi e sentire di più, ma ne abbiamo paura. La nostra paura della vita si rivela nel nostro continuo affaccendarci per non sentire: corriamo per non affrontare noi stessi, ci diamo ai liquori o alle droghe per non percepire il nostro essere.

Poiché abbiamo paura della vita, cerchiamo di controllarla o di dominarla. Crediamo che essere trasportati dalle emozioni sia nocivo o pericoloso. Ammiriamo le persone calme, che agiscono senza emozionarsi. Il nostro eroe è James Bond, agente segreto 007. Nella nostra cultura si dà importanza all’azione, al fatto compiuto.

L’individuo moderno è tenuto ad avere successo, non ad essere una persona. Egli appartiene alla “generazione attiva”, il cui motto è fare di più, ma sentire di meno. Questo atteggiamento caratterizza gran parte della sessualità moderna: più azione, ma meno passione. A prescindere da quanto bravi possiamo essere nel lavoro, come persone siamo un fallimento, e io credo che la maggior parte di noi senta il fallimento dentro di sé.

Percepiamo indistintamente il dolore, l’angoscia, e la disperazione esistenti appena sotto la superficie, ma siamo decisi a vincere la debolezza, a superare le paure e le angosce. Per questo i libri su come migliorare se stessi o su come fare una data cosa sono così popolari. Purtroppo, questi sforzi sono destinati a fallire, perché essere una persona non è qualcosa che si può fare; non è un atto definito: è un qualcosa che ci obbliga a interrompere il nostro lavoro frenetico, a prendere il tempo di respirare e sentire. Questo può farci sentire dolore, ma se abbiamo il coraggio di accettarlo, proveremo anche piacere.

Se sapremo far fronte al nostro vuoto interiore, riusciremo a realizzarci. Se siamo in grado di andare in fondo alla nostra disperazione, scopriremo la gioia. E in questa impresa terapeutica abbiamo bisogno di aiuto. È destino dell’uomo moderno essere nevrotico, avere paura della vita? La mia risposta è sì, se consideriamo l’uomo moderno appartenente a una cultura i cui valori dominanti sono il potere e il progresso. Poiché questi valori caratterizzano la civiltà occidentale nel ventesimo secolo, ne risulta che ogni persona che vive in questa civiltà è nevrotica.

L’individuo nevrotico è in conflitto con se stesso. Una parte del suo essere cerca di dominarne un’altra. Il suo “Io” tenta di sottomettere il corpo; il suo pensiero razionale, di controllare le emozioni; la sua volontà, di superare paure e angosce. Sebbene questo conflitto sia per lo più inconscio, il suo effetto è di esaurire le energie di una persona e di distruggere la pace della mente. La nevrosi è conflitto interno. Il carattere nevrotico assume forme diverse, ma tutte implicano una lotta all’interno dell’individuo, tra quello che è, e quello che crede di essere. Tutti i nevrotici sono coinvolti in questa lotta.

La sfida all’uomo moderno è di riconciliare gli aspetti antitetici della sua personalità. Nel corpo egli è come un animale, ma a livello dell’Io si vorrebbe simile a una Divinità. Il destino dell’animale è la morte, che l’Io cerca di evitare con aspirazioni divine. Ma cercando di evitare il suo destino, l’uomo ne crea uno anche peggiore, cioè vivere con la paura della vita.

La vita umana è piena di contraddizioni, e riconoscerle e accettarle è una prova di saggezza. Dire che l’accettazione del proprio destino ne determina un cambiamento, può sembrare una contraddizione, ma non lo è. Quando si smette di lottare contro il destino, ci si libera dalla nevrosi (conflitto interno) e si raggiunge la serenità. Il risultato è un atteggiamento diverso (non più paura della vita), espresso da un carattere diverso e unito a un destino diverso. In questo modo, l’individuo avrà il coraggio di vivere e di morire e riuscirà a realizzarsi.

Articolo di Renata Contini – Educatrice olistica e rebirther professionista

Tratto da: Introduzione a “Paura di vivere”, di Alexander Lowen, Astrolabio – Ubaldini Editore, 1982, Roma.

Fonte: http://www.accademiadellasibilla.it/la-sfida-delluomo-moderno/

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Appunti per un percorso di consapevolezza

di Francesco Lamendola

Più ci si sforza di comprendere, più ci si accorge che tutti gli aspetti della realtà - economici, sociali, politici, tecnici, culturali, spirituali - sono strettamente correlati; e che il problema fondamentale dell'uomo d'oggi è la mancanza di una visione unficatrice della vita, nonché di una chiara e veritiera idea di se stesso, del suo posto nel mondo, del suo ultimo destino.

Più ci si sforza di comprendere, sgombrando la mente da pregiudizi, semplificazioni di comodo, forme compulsive di attaccamento alle cose e al proprio ego, più ci si rende conto che premessa indispensabile per vedere con chiarezza è il recupero di una radicale onestà interiore, di una capacità di scegliersi, riconoscersi, perdonarsi senza troppa indulgenza e riscuotersi senza ipocriti moralismi.

Sia il desiderio di agire su cose e situazioni, modificando la realtà, sia quello di scoprire, apprendere e tesaurizzare nuove conoscenze, possono trasformarsi in valori solo a patto di individuare un progetto di espansione e purificazione della coscienza, senza il quale si cade nella sopravvalutazione tanto dell'agire, quanto del contemplare.
In altre parole, è più che mai attuale il vecchio motto dell'oracolo di Delfi: "Conosci te stesso".

L'azione e la cultura, per quanto bene intenzionate, non hanno alcun potere di modificare positivamente la realtà, se non vengono messe al servizio di una rivoluzione interiore che, attraverso un atto di fondamentale umiltà e lealtà verso se stessi, sia anche un segno di suprema gratitudine alla vita e di amorosa apertura alla dimensione dell'Essere, dal quale proveniamo e al quale aspiriamo, con tutta l'anima, a fare ritorno.

Indice

Ripristinare la virilità e la femminilità   
Recuperare il giusto concetto di aristocrazia   
Relativismo e perdita di certezza: il "male oscuro" del pensiero moderno   
Per una ricostruzione del pensiero post-moderno   
Per una ricostruzione dell'estetica contemporanea   
Desacralizzare il potere o desacralizzare il mondo?   
Dobbiamo difenderci dalla bruttezza e dalla stupidità   
L'ecologia della mente come presupposto dell'equilibrio   
Dobbiamo reimparare a indignarci davanti ai seminatori di scandali   
Liberarci dall'aspettativa, figlia malata dell'idea di progresso   
Rimanere fedeli al passato per conservare la fedeltà all'essere   
È la perdita dell'ingenuità la malattia mortale del mondo moderno   
Tutto progredisce, anche il male: è la metastasi dello sviluppo   
Esiste un progetto consapevole per strappare l'anima del mondo   
Alla società secolarizzata sfuggono gli indizi della presenza diabolica   
Satana è un essere personale determinato a provocare la rovina dell'uomo?   
Il trionfo del rinoceronte, ovvero l'anti-Socrate trionfante
Sincronicità, multiverso e significato della persona   
Il paradosso della coscienza: uno o molti?   
Dal desiderio alla nostalgia, alla speranza. Le tappe del ritorno all'essere   
Di chi è la mia vita?   
Il divorzio tra mos maiorum e humanitas è all'origine della nostra crisi attuale   
Per poter rispondere alla chiamata bisogna sapersi perdonare   
Il passato può essere cambiato o è radicalmente immodificabile?   
Possiamo contare solo su noi stessi nel cammino verso l'ultra-uomo?   
Bellezza, bontà e verità dell'amicizia spirituale nel pensiero di Aelredo di Rievaulx   
È il tradimento dell'amicizia, il peccato che non sarà perdonato   
È possibile, fra uomo e donna, una vera amicizia fra pari?   
L'amore passionale, un'invenzione della modernità?   
È la donna, oggi, l'anello debole della catena   
Donne sole, con dignità   
"Come stai?"   
Cara amica, ti scrivo?   
La donna, schiava della moda fino a lasciarsi mettere l'anello al naso?   
Ti ho vista, quasi brutta, nella nebbia di una sera d'inverno
Ritrovare le ragioni dell'armonia familiare   
Le tredicenni o il fascino proibito dell'ultima frontiera   
Definire se stessi in opposizione all'altro: l'eterna tentazione che parte da Aristotele   
Sulla natura del riso   
Alcune riflessioni sulla natura dell'odio   
L'uomo e la bontà   
L'uomo e la malvagità   
Amare la vita è il segreto per reagire alla stanchezza fisica, mentale e spirituale   
Dobbiamo difenderci dai "vampiri psichici" con le armi della positività della Grazia   
La mente non solo può creare, ma anche ri-creare la realtà in cui viviamo   
L'ultimo nemico ad essere sconfitto sarà la morte   
Anche dalla cima di un albero si può amare senza riserve il mondo intero   
La grande minaccia a una vita piena e consapevole è la sfiducia negli uomini e nelle idee   
In un mondo dominato da problemi tecnici l'esigenza ontologica si affievolisce e muore   
Hara, il centro vitale dell'uomo, dallo Zen alla concezione di Karlfried Graf Durckeim   
L'amore è un dono irrevocabile che, una volta offerto, non potrà mai più essere ripreso   
Un nuovo sistema di trasporto

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