Le Nobili verità – La Comprensione della sofferenza............26....10...15

Le Nobili verità – La Comprensione della sofferenza

DOMANDA: Quali sono i principali insegnamenti del Buddha?

RISPOSTA: Tutti gli insegnamenti del Buddha si incentrano nelle Quattro Nobili Verità come il cerchio di una ruota ed i suoi raggi aderiscono al centro del disco. Sono chiamate “Quattro” perché sono quattro. Sono chiamate “Nobili” perché esaltano ciò che li comprende e sono chiamate “Verità” perché, rispetto alla realtà, sono vere.

 

DOMANDA: Qual è la Prima Nobile Verità?

RISPOSTA: La Prima Nobile Verità è che la vita è sofferenza. Per vivere, si deve soffrire. È impossibile vivere senza sperimentare qualche tipo di sofferenza. Dobbiamo soffrire sofferenza fisica come malattia, danno, esaurimento, vecchiaia ed eventualmente la morte e dobbiamo soffrire sofferenza psicologica come solitudine, frustrazioni, paura, vergogna, delusione, ira, etc.

 

DOMANDA: Non è un po’ pessimista?

APPARTATA: Il dizionario definisce pessimismo come “l’abitudine di pensare che tutto quello che accadrà sarà cattivo” o “La credenza che il male sia più forte del bene”. Il buddhismo non insegna nessuna di queste idee. Né nega la felicità. Dice semplicemente che vivere è sperimentare sofferenza fisica o psicologica, una verità così reale da risultare ovvia e non può essere negata. Il concetto centrale della maggioranza delle religioni è un mito, una credenza che è impossibile verificare. Il buddhismo comincia con un’esperienza, un fatto irrefutabile, un argomento su cui tutti sappiamo e tutti abbiamo sperimentato e ci sforziamo di superare. In questo modo il buddhismo è l’unica religione davvero universale perché va dritta al nucleo di ciò che preoccupa ogni essere umano individuale: la sofferenza e come evitarla.

 

DOMANDA: Qual è la Seconda Nobile Verità?

RISPOSTA: La Seconda Nobile Verità è che tutta la sofferenza è causata dal desiderio. Quando osserviamo la sofferenza psicologica è facile vedere come la causa sia il desiderio. Quando vogliamo qualcosa ma siamo incapaci di averla, ci sentiamo frustrati. Quando speriamo che qualcuno compia le nostre aspettative e non lo fa, ci sentiamo delusi e defraudati. Quando desideriamo di piacere agli altri e gli altri non lo fanno, ci sentiamo feriti. Ancora, quando vogliamo qualcosa che sta alla nostra portata, ciò non porta alla felicità perché subito c’annoiamo con quell’oggetto, perdiamo interesse ed incominciamo a volere un’altra cosa. Semplicemente, la Seconda Nobile Verità dice che ottenere ciò che desideriamo non garantisce felicità. Più che impegnarsi costantemente ad avere ciò che si vuole, cerchiamo di cambiare il nostro desiderio. Il desiderio ci priva della serenità e della felicità.

 

DOMANDA: Ma come il volere ed il desiderio veemente portano alla sofferenza fisica?

RISPOSTA: Una vita intera a volere e a desiderare, schiavi della brama, crea una poderosa energia che causa delle nuove rinascite. Quando rinasciamo abbiamo un corpo, e come dicevamo prima, il corpo è suscettibile al danno e alla malattia, può essere stanco, vecchio e con l’avanzare del tempo muore. Pertanto, il desiderio porta alla sofferenza fisica poiché causa una nuova rinascita.

 

DOMANDA: Va bene. Ma se smettessimo di volere del tutto non avremmo mai niente.

RISPOSTA: Ciò è vero. Ma il Buddha afferma che quando i nostri desideri, il nostro attaccamento, la nostra continua insoddisfazione con ciò che abbiamo e le nostre continue ansie sempre di più ci causano sofferenza, perciò dovremmo fermarci. Egli ci chiede di porre una differenza tra ciò che necessitiamo e ciò che vogliamo, quindi sforziamoci per le nostre necessità e modifichiamo i nostri desideri. Egli ci dice che le nostre necessità possono essere coperte ma ciò che desideriamo non ha fine—un pozzo senza fondo. Ci sono necessità che sono essenziali, fondamentali, che devono essere soddisfatte, e per loro dovremmo lavorare. I desideri dovrebbero essere gradualmente ridotti. Dopo tutto, quale è lo scopo della vita? Avere o essere contenti e felici?

 

DOMANDA: Ha parlato di rinascita, ma vi è un prova evidente?

RISPOSTA: C’è un’ampia evidenza, ma lo vedremo in dettaglio più avanti.

 

DOMANDA: Qual è la Terza Nobile Verità?

RISPOSTA: La Terza Nobile Verità è che la sofferenza può essere superata e la felicità raggiunta. Questa è magari la più importante delle Quattro Nobili Verità perché in essa il Buddha ci rassicura che la felicità vera e la serenità sono possibili. Quando lasciamo il desiderio inutile ed impariamo a vivere, superando i problemi della vita senza paura, odio o collera, allora saremo liberi e felici. Allora, e solo allora, inizieremo a vivere perfettamente. Perché non siamo più ossessionati a soddisfare ciò che il nostro egoismo richiede, ed abbiamo molto più tempo per aiutare gli altri a soddisfare le loro necessità. Questo stato è chiamato Nirvana. Siamo liberi da tutta la sofferenza psicologica. Questo è chiamato il Nirvana Finale.

 

DOMANDA: Che cosa è o dove sta il Nirvana?

RISPOSTA: È una dimensione che trascende il tempo e lo spazio ed è difficile darne una esatta definizione se non lo si vive. Perché le parole ed i pensieri sono appropriati solamente per descrivere le realtà in una dimensione di spazio-tempo. Ma poiché il Nirvana sta oltre il tempo non c’è movimento e pertanto neanche invecchiamento o morte. Così, il Nirvana è eterno. Perché sta oltre lo spazio, non c’è causa, né limiti, né concetto di “io” o “non-io”. Pertanto è infinito. Anche il Buddha ci assicura che il Nirvana è un’esperienza di immensa felicità. Egli dice:

Il Nirvana è la felicità più grande. (Dhammapada)

 

DOMANDA: Ma vi è una qualche prova che dimostri che quella dimensione esiste?

RISPOSTA: No, non esattamente. Ma la sua esistenza può essere asserita. Se c’è una dimensione dove il tempo e lo spazio operano ed esiste tale dimensione—il mondo che sperimentiamo, possiamo asserire allora che c’è una dimensione dove il tempo e lo spazio non operano—il Nirvana. Anche se noi, in questo momento, non possiamo provare che il Nirvana esiste, abbiamo la parola del Buddha che afferma tale realtà. Egli ci dice:

“Vi è, monaci, un non-nato — un non-divenuto — un non-creato — un non-formato. Se non vi fosse quel non-nato — non-divenuto— non-creato — non-formato, non si potrebbe conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato — divenuto — creato — formato. Ma poichè vi è un non-nato — un non-divenuto — un non-creato — un non-formato, si può conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato — divenuto — creato — formato.” (Ud. 8.3)

Conosceremo questo quando lo raggiungeremo. Nell’attesa dobbiamo praticare.

 

DOMANDA: Qual è la Quarta Nobile Verità?

RISPOSTA: La Quarta Nobile Verità è il Sentiero che conduce al superamento della sofferenza. Questo sentiero è chiamato il Nobile Ottuplice Sentiero e consiste in Retta Intenzione, Retto Pensiero, Retta Parola, Retta Azione, Retti Mezzi di Vita, Retto Sforzo, Retta Presenza Mentale e Retta Concentrazione. Essere un buddhista consiste nel coltivare interamente queste otto cose. Noterà che i passi che conformano il Nobile Ottuplice Sentiero coprono ogni aspetto della vita: l’intellettuale, l’etico, l’economico ed lo psicologico, ed inoltre, contiene tutto quello che una persona necessita per condurre una vita buona e per svilupparsi spiritualmente.

tratto dal sito CANONEPALI.NET http://www.canonepali.net/testi/pregunta/cap-2.htm

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