Spegni il Fuoco della Rabbia....22...8....17

Spegni il Fuoco della Rabbia

Tratto da “Spegni il fuoco della rabbia” di Thich Nhat Hanh

“In ognuno di noi c’è un giardino, e ogni praticante deve tornarvi e prendersene cura. Forse in passato l’hai trascurato a lungo; dovresti sapere esattamente in che stato si trova il tuo giardino, dovresti cercare di metterlo in ordine. Riporta la bellezza, riporta l’armonia nel tuo giardino. Molte persone ne godranno, se sarà tenuto bene”. Thich Nhat Hanh

Il Buddha e i monaci e le monache del suo tempo non possedevano nulla al di fuori di tre abiti e una ciotola, eppure erano molto felici, perché possedevano qualcosa di estremamente prezioso: la libertà. Secondo gli insegnamenti del Buddha, infatti la condizione essenziale per la felicità è la libertà; non tanto la libertà politica, quanto piuttosto la libertà dalle formazioni mentali della rabbia, della disperazione, della gelosia e dell’illusione: i ‘veleni’. Finché questi veleni rimangono nel nostro cuore, non è possibile alcuna felicità. Se si vuole essere liberi dalla rabbia si deve praticare e questo vale per i cristiani, per i musulmani, i buddhisti, gli induisti o gli ebrei. Non si può chiedere al Buddha, a Gesù, a Dio, o a Maometto di togliere la rabbia dai nostri cuori per conto nostro. Esistono istruzioni precise sui metodi per trasformare l’avidità, la rabbia e la confusione dentro di noi; se le seguiamo e se impariamo a prenderci cura della nostra sofferenza, possiamo poi aiutare gli altri a fare lo stesso.</p />
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La pratica della felicità

Per me essere felici significa soffrire di meno. La felicità sarebbe impossibile se non fossimo capaci di trasformare il dolore dentro di noi. Molti cercano la felicità al di fuori di sé, ma la vera felicità deve venire da dentro. La nostra cultura afferma che si è felici se si hanno soldi, potere e una buona posizione sociale. Se osservate con cura, però, notate che molte persone ricche e famose non sono felici. Anzi molte di loro si suicidano.

Il Buddha e i monaci e le monache del suo tempo non possedevano nulla al di fuori di tre abiti e una ciotola, eppure erano molto felici, perché possedevano qualcosa di estremamente prezioso: la libertà. Secondo gli insegnamenti del Buddha, infatti la condizione essenziale per la felicità è la libertà; non tanto la libertà politica, quanto piuttosto la libertà dalle formazioni mentali della rabbia, della disperazione, della gelosia e dell’illusione: i ‘veleni’. Finché questi veleni rimangono nel nostro cuore, non è possibile alcuna felicità.

Se si vuole essere liberi dalla rabbia si deve praticare e questo vale per i cristiani, per i musulmani, i buddhisti, gli induisti o gli ebrei. Non si può chiedere al Buddha, a Gesù, a Dio, o a Maometto di togliere la rabbia dai nostri cuori per conto nostro. Esistono istruzioni precise sui metodi per trasformare l’avidità, la rabbia e la confusione dentro di noi; se le seguiamo e se impariamo a prenderci cura della nostra sofferenza, possiamo poi aiutare gli altri a fare lo stesso.

Cambiare in meglio

Supponiamo che in una famiglia il padre e il figlio siano in collera l’uno con l’altro e non riescano più a comunicare. Il padre soffre molto, e anche il figlio; i due non vorrebbero rimanere invischiati nella propria rabbia, ma non sanno come superarla.

Se sei in collera soffri come se stessi bruciando tra le fiamme dell’inferno; anche quando sei disperato o travolto dalla gelosia sei all’inferno: dovrai allora andare da un amico che pratica meditazione e consapevolezza e chiedergli come puoi praticare a tua volta, per trasformare la rabbia o la disperazione dentro di te.

Un insegnamento è buono, se lo puoi applicare direttamente nella tua vita, in modo da poter trasformare la tua sofferenza. Quando comprendi la sofferenza dell’altro, sei in grado di trasformare la tua voglia di punirlo e in seguito desideri solo aiutarlo. A questo punto, sai che la tua pratica ha avuto successo: sei un bravo giardiniere.

L’ascolto compassionevole dà sollievo alla sofferenza

Se una persona si esprime con rabbia, è perché sta soffrendo profondamente: la sofferenza la riempie di amarezza, dunque è sempre pronta a lamentarsi e a biasimare gli altri per i suoi problemi. Per questa ragione, trovi molto sgradevole starla ad ascoltare e fai di tutto per evitarla.

Per comprendere e trasformare la rabbia, dobbiamo imparare la pratica dell’ascolto compassionevole e imparare ad esprimerci con parole amorevoli. Ascoltare con compassione l’altro può aiutarlo a soffrire di meno. Con le migliori intenzioni, infatti, non riuscirai ad ascoltare l’altro in profondità, se non alleni te stesso nell’arte dell’ascolto compassionevole; se invece sei capace di stare seduto tranquillo, e ascoltare quella persona per un’ora con vera compassione, puoi alleviare molta della sua sofferenza. Ascolta con un solo scopo: permettere all’altro di esprimere se stesso e di trovare sollievo dalla sua sofferenza. Mantieni viva la compassione per tutto il tempo dell’ascolto.

Mentre ascolti devi essere molto concentrato, devi focalizzarti sulla pratica dell’ascolto con tutta l’attenzione, con tutto te stesso: occhi, orecchie, corpo e mente. Se fai finta di ascoltare, se non ascolti con il cento per cento di te stesso, l’altro se ne accorge e non si sente affatto sollevato dalla sua sofferenza. Se invece sai praticare il respiro consapevole e sai rimanere concentrato sul desiderio di aiutare l’altro a trovare sollievo, allora ascoltandolo riesci a mantenere viva la tua compassione.

L’ascolto compassionevole è una pratica molto profonda. Stai ad ascoltare senza giudicare né biasimare; stai ad ascoltare solo perché desideri che l’altra persona soffra di meno. L’altro potrebbe essere nostro padre, nostro figlio, nostra figlia, il nostro partner. Imparare ad ascoltare l’altro, può aiutarlo realmente a trasformare la sua rabbia e la sua sofferenza.

Tratto da “Spegni il fuoco della rabbia” di Thich Nhat Hanh

Fonte: https://www.pomodorozen.com/zen/spegni-il-fuoco-della-rabbia/ 

 

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