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Studi scientifici dimostrano l’efficacia dei rimedi omeopatici

rimedi omeopatici

 

I rimedi omeopatici sono diluizioni infinitesimali di sostanze che possono provenire dai 4 regni (vegetale , animale, minerale e umano) e che non contengono alcuna traccia fisica di esse. Il grande paradosso omeopatico è proprio quello dell’immaterialità ovvero i medicinali non contengono nulla al loro interno, le gocce sono una soluzione idroalcolica al 50% ed i granuli ed i globuli sono glucosio e non c’è principio attivo.

 

L’omeopatia agisce rapidamente ed efficacemente nel caso di malattie acute come raffreddore, influenza, dissenteria, nausea da viaggio, febbre e in alcuni casi può addirittura avere un’azione più veloce di altri trattamenti terapeutici. E’ ottima anche per malattie croniche. Una malattia si dice cronica quando dura da mesi o addirittura da anni. Per curarla ci vuole tempo, indipendentemente dal tipo di terapia utilizzata, poiché l’organismo dell’individuo viene colpito in profondità. L’omeopatia permette di ottenere buoni risultati anche nel caso di malattie croniche come asma, allergie e dermatosi.

Sono senza effetti collaterali e possono essere combinati con altre terapie in corso.

 

Storia dell’omeopatia

Ippocrate, padre della Medicina, nel 450 a.C. insegna ai suoi discepoli a curare gli ammalati scegliendo tra due strade: la prima consiste nel curare i sintomi con il loro contrario (contraria contraribus curentur), la seconda nel curare i sintomi con il loro simile (similia similibus curentur).

Paracelso, famoso terapeuta e alchimista svizzero del rinascimento, aveva intuito qualcosa di simile, al punto che egli arrivò a sentenziare “sola dosis facit venenum”, è solo la quantità che determina l’effetto tossico o curativo di una sostanza.

 

Samuel Hahnemann, medico tedesco nato nel 1755 a Meissen, in Sassonia, tossicologo e farmacologo, inizia a lavorare come medico all’età di 24 anni. Rapidamente deluso dall’assenza di risultati terapeutici efficaci e dai limiti della medicina che giudicò come troppo invasiva e con effetti collaterali gravi, decide di non esercitare più. Facendo delle ricerche e prove su se stesso scopre che la corteccia di china utilizzata per trattare la febbre malarica, in piccole dosi in pazienti sani causa gli stessi sintomi della febbre malarica. Arriva allora l’intuizione di provare con differenti sostanze e di preparare diverse diluizioni e osservare le reazioni in soggetti sani e malati.

Scopre che sorprendentemente, le sostanze più diventano diluite più diventano efficaci, a condizione di agitarle vigorosamente dopo ogni diluzione attraverso una procedura da lui battezzata “dinamizzazione”. La conferma clinica è data dalla guarigione della maggior parte dei suoi malati. Ottiene allora un successo che gli vale gli onori e una reputazione che oltrepasserà le frontiere. L’omeopatia si sviluppa, ma molto presto, Hahnemann viene osteggiate dalla classe medica ufficiale che non era pronta ad accettare questo nuovo paradigma medico.

 

Dodici anni di sperimentazione sui pazienti gli permetteranno di tradurre l’ipotesi di Hahnemann in metodo accettato e confermato, che potremmo dire si basa sul millenario principio della similitudine predicato da filosofi e alchimisti nel passato, che può essere enunciato nel modo seguente:

“Ogni individuo malato può essere curato da piccole dosi dinamizzate della sostanza che provoca, a forti dosi nell’individuo sano, dei sintomi simili a quelli che affliggono il malato”.

Infatti il termine Omeopatia deriva dal greco ὅμοιος (simile) e πάθος (malattia) e nel suo significato etimologico sta proprio a mostrare che essa cura la malattia con una sostanza che provoca degli effetti simili ad essa.

Nel 1854 il Parlamento Inglese incaricò il Ministero della Salute di valutare quale fosse la migliore cura per le persone colpite dal colera. Gli esperti verificarono che negli ospedali “ufficiali” la percentuale di morte per questa malattia era del 54%, mentre negli ospedali omeopatici era del 16%.

Il fatto che secondo la legge matematica scoperta nel 1811 da Amedeo Avogadro secondo cui una diluizione alla 12ma centesimale (12CH) contiene 0,6022 molecole, vale a dire nessuna, dimostra che le diluizioni omeopatiche maggiori di 12CH non contengono alcun principio attivo della sostanza di partenza.

Nel 1984 un ricercatore francese, Aubin, compie un esperimento che mostra come una stessa sostanza in diverse dosi produce effetti terapeutici opposti. Il gruppo di Aubin, studiando l’attività cardiotossica di alcune sostanze tossiche sul cuore di anguilla, osservò che l’Aconitina ad alta concentrazione (10 -5 M) provocava tachicardia e fibrillazione mentre a bassissima concentrazione (10 -18 M) non aveva alcun effetto sul cuore sano e sul cuore pretrattato (cioè intossicato con alte concentrazioni della stessa sostanza) mostrava uno spiccato effetto normalizzante sul ritmo cardiaco. Risultati analoghi sono stati ottenuti con la veratrina. Da notare che la concentrazione 10-18 M è molto vicina al n° di Avogadro (10-24) che rappresenta il limite fra presenza e assenza di molecole in una diluizione omeopatica.

Conferme scientifiche recenti dell’omeopatia

Sono davvero molte le conferme scientifiche che dimostrano l’efficacia dei rimedi omeopatici. Ovviamente molti medici allopatici rifiutano l’omeopatia perché va contro il principio che sia la sostanza chimica ad avere un effetto sulla cellula, e quindi non si spiega come un’assenza del principio attivo possa avere alcun tipo di risultato.

In realtà le recenti scoperte sulla memoria dell’acqua e gli studi di Beneviste e del premio nobel Luc Montagner hanno dimostrato una volta per tutte che nell’acqua viene registrata a livello elettromagnetico l’impronta del principio attivo attraverso la strutturazione delle molecole d’acqua.

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