LA MORTE E LA VITA NELL’ALDILA’ di OMRAAM MIKHAEL AIVANHOV..15..2.11

LA MORTE E LA VITA NELL’ALDILA’  di OMRAAM MIKHAEL AIVANHOV

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Per la scienza iniziatica l’essere umano è un riflesso, un’immagine dell’Universo, e quindi, come l’Universo, si compone di regioni, di vari "corpi". La scienza ufficiale non è ancora giunta ad ammettere tali realtà, e da ciò provengono molti errori, specialmente in medicina e psicologia.

La tradizione indiana suddivide l’essere umano in 7 corpi, e la maggior parte degli spiritualisti accetta questa suddivisione. Il corpo più materiale – il solo a noi visibile – è quello fisico, ma esistono altri 6 corpi composti di una materia sempre più sottile: i corpi eterico, astrale, mentale, causale, buddhico e atmico. In realtà il corpo eterico fa ancora parte di quello fisico e si divide in 4 stati chiamati etere chimico, etere vitale, etere luce ed etere riflettore. Ecco perché il corpo fisico può essere suddiviso in 7 stati: lo stato solido, liquido, gassoso, più i 4 stati eterici. Alla stessa stregua, anche gli altri corpi possono essere suddivisi in 7. Così, nell’astrale ci sono 3 regioni inferiori e 4 superiori, ed è in quelle regioni superiori che vivono gli angeli.

Che cos’è un angelo? Un angelo è una creatura immortale fatta di una materia talmente pura e sottile che nulla di cattivo od oscuro lo può raggiungere. L’angelo vive nella Luce, nella gioia assoluta, e conosce tutto tranne la sofferenza. Infatti la sofferenza ha sempre come origine i movimenti della natura inferiore che arrecano disordini e perturbazioni. Un angelo non può conoscere tali difficoltà perché è assolutamente puro.

 

 

Ai margini del piano astrale inferiore e di quello superiore, si trova una zona intermedia abitata da esseri che stanno perfezionandosi, che stanno recidendo i legami con le regioni inferiori; ma essi sono ancora soggetti ai tormenti prodotti dai cattivi influssi del piano astrale inferiore e del piano fisico. Il corpo astrale è quindi al tempo stesso il mondo della sofferenza e della gioia.

 

Al momento della morte, l’uomo si stacca dal proprio corpo fisico, ma ciò non è sufficiente per la sua immediata liberazione. Si può persino dire che egli è più esposto ai tormenti rispetto a quando viveva sulla Terra. In effetti, durante la vita terrena, il nostro corpo fisico è un guscio, una corazza che ci impedisce di sentire la realtà del mondo psichico; ma quando ci si libera del corpo fisico attraverso la morte e ci si ritrova nell’astrale privi di difese, si rischia di soffrire tanto e di essere molto infelici.

 

L’inferno altro non è che uno stato di coscienza vissuto molto intensamente sul piano astrale. Solo dopo essersi purificati attraverso la sofferenza si può finalmente uscirne. Tutti coloro che si sono immersi in una vita di dissolutezza, di ingiustizie, di cattiverie, di crudeltà, e sono riusciti a sfuggire alla giustizia umana, quando muoiono si trovano a doversi confrontare sul piano astrale con tutto il male che hanno fatto; non possono più trovare rifugio da nessuna parte, perché non hanno più il corpo fisico che li protegge e li rende insensibili, per cui provano esattamente la sofferenza che hanno fatto subire ad altri esseri quando erano sulla Terra.

 

Può anche capitare che durante la meditazione certe persone si sdoppino e siano attratte dalle regioni pericolose del piano astrale, e là vengano perseguitate e minacciate. In tal caso la prima cosa da fare è rientrare nel corpo fisico per mettersi al riparo.

Il corpo fisico è una valida fortezza, ma quando lo si lascia al momento della morte, se si sono trasgredite le leggi dell’amore, della saggezza e della verità, si è obbligati a pagare nel piano astrale per tutte le trasgressioni.

Non sono invenzioni: i più grandi Maestri dell’umanità l’hanno sempre detto; grandi artisti, pittori e poeti hanno rappresentato quel mondo nelle loro opere, e persone clinicamente morte da 3-4 giorni, tornate poi in vita, hanno potuto raccontare ciò che avevano visto nel piano astrale. Ogni tanto il Cielo permette a qualcuno di fare questa esperienza al fine di far rinsavire gli esseri umani, ricordando loro certe verità.

Così dopo la morte l’uomo deve subire nel piano astrale tutto il male che ha fatto agli altri e deve soffrire per tutte le trasgressioni che ha commesso. Non è che l’intelligenza cosmica voglia vendicarsi o punire l’uomo; vuole soltanto che egli diventi perfettamente cosciente di tutto ciò che ha fatto sulla Terra, perché spesso ha fatto soffrire altri esseri senza rendersene conto, e tale ignoranza è inaccettabile: essa impedisce di evolvere.

L’Intelligenza cosmica ci fa dunque passare attraverso le sofferenze che abbiamo inflitto agli altri, affinché comprendiamo bene quanto abbiamo commesso e possiamo correggerci. Il tempo che dobbiamo trascorrere in quel piano dipende dalla gravità degli errori da noi commessi.

 

 

Quando l’uomo ha estinto completamente i propri debiti, entra nella prima regione dell’astrale superiore dove vive nella gioia e nello stupore grazie alla felicità che ha dato agli altri sulla Terra. Gli è dato quindi di vivere anche nell’astrale, amplificato fino all’infinito, tutto ciò di buono che ha fatto per gli altri aiutandoli, incoraggiandoli, dando loro speranza e risvegliando in loro la fede o l’amore. Solo allora si rende conto di ciò che ha fatto sulla Terra. Può succedere infatti che certi esseri molto evoluti facciano del bene senza mai sapere quante persone hanno reso felici, a quanti hanno dato gioia, felicità e vita; lo fanno istintivamente, senza pensarci. Ma l’intelligenza cosmica vuole che si conosca tutto. Perciò dopo la morte, questi benefattori ignari devono vedere, comprendere e sentire tutto il bene che sono riusciti a fare, e ne restano abbagliati.

Successivamente, essi salgono più in alto, nella regione del piano mentale superiore, ossia il piano causale, dove tutte le ricchezze e i tesori della saggezza vengono loro offerti, dove tutti i misteri dell’Universo vengono loro rivelati, e dove viene mostrata loro tutta la bellezza delle regioni celesti. Poi salgono ancora più in alto, nel piano buddhico dove, uniti all’Anima universale vivono una vita di felicità indescrivibile. Non vi sono parole atte a descrivere ciò che avviene poi nel piano atmico: è la fusione completa col Creatore…

 

 

Quando l’uomo deve reincarnarsi, passa di nuovo attraverso le regioni atmica, buddhica, causale, ecc…prendendo in ciascuna di esse dei materiali per farsi una veste, vale a dire un corpo sempre più denso a mano a mano che scende nella materia. Quando giunge al piano fisico come neonato non si ricorda più di nulla, né di ciò per cui ha sofferto, né di ciò per cui ha gioito, né di ciò che ha imparato. Ma tutto è latente, accumulato in lui, ed egli ne ritroverà il ricordo un giorno se accetterà certe discipline, certe regole di vita sotto la guida di un Maestro. Chi riesce a fare emergere dalle profondità del proprio essere il ricordo di ciò che ha vissuto nell’aldilà, avanza molto più rapidamente sul cammino dell’evoluzione.

Purtroppo per la maggior parte, gli esseri umani sono così attaccati ai piaceri e alle passioni della Terra che tutte quelle conoscenze e quelle ricchezze profondamente celate in loro vi resteranno ancora a lungo prima che essi possano trarne beneficio.

 

 

Che si creda o meno alla sopravvivenza dell’Anima dopo la morte, tutto si registra in noi a nostra insaputa. La natura ha superato di gran lunga i più grandi esperti in elettronica: essa ha messo sulla punta del cuore umano una bobina magnetica della dimensione di un atomo, bobina che gira durante l’intera vita registrando tutto. Quando passa nell’aldilà, l’uomo si stacca dal suo corpo fisico, ma porta con sé quella piccola bobina. I Giudici celesti lo invitano in silenzio a contemplare il film della sua vita ed egli rivede tutto dettagliatamente.

Nessuno può sottrarsi a questa legge: tutto nella vita viene registrato. Per ogni trasgressione commessa quaggiù si deve pagare nel piano astrale, e si sente tutto con un’intensità maggiore in quanto non si ha più la protezione del corpo fisico. Non vi è nulla di più terribile che ritrovarsi nudi e vulnerabili nel piano astrale, poiché i pensieri e i sentimenti dei vivi vengono direttamente a mordervi, a pungervi, a bruciarvi. Non potete sfuggire. Anche i lamenti e le afflizioni dei vivi lasciati sulla Terra sono un tormento per i morti. È solo nel momento in cui entrate nel piano causale che niente può più raggiungervi: là, siete al centro di un magico cerchio di Luce e nulla può valicarlo se voi non volete.

 

 

Il mondo dell’Anima e dello spirito è veramente straordinario e se saprete essere pazienti e tenaci, imparerete molte cose.

FONTE:   LA MORTE E LA VITA NELL’ALDILA’  di OMRAAM MIKHAEL AIVANHOV

 

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È nella Morte che Dio ti chiama! Sta per liberarti della scorza mortale che nascondeva la tua Anima di fuoco (Gerard de Narval).

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Purtroppo l'ignoranza su quello che accade dopo aver deposto il corpo fisico (modo migliore per definire la morte), crea nello spirito del defunto, che si ritrova a vivere nell'aldilà, non poche perplessità. Siccome la sua ignoranza lo portava a credere che la morte fosse "la fine di tutto", risulta ovvio che egli non sia affatto convinto di essere morto.

Di solito gli spiriti ci possono vedere ed ascoltare e non riescono a capire perché noi non possiamo vedere loro. Alcuni impiegano anni per comprendere che non rispondiamo alla loro chiamate perché non li possiamo sentire e tantomeno vedere.

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È doveroso ricordare che quando un individuo passa attraverso gli stadi della morte incontra delle persone familiari a lui care che lo aiutano a passare nei mondi sottili ed a liberarsi del corpo fisico.

Vi sono attualmente molte testimonianze di questo fatto; testimonianze che sono state raccolte facendo delle ricerche nei mondi sottili restando nei pressi di persone in procinto di morire. Queste documentazioni, che hanno portato a conoscere gli aspetti invisibile della morte, hanno fatto molto per sollevare il tragico velo solitamente associato con il trapasso.

L'individuo in procinto di morire, oltre ai propri cari, fruisce pure di una gentile assistenza da parte di alcune presenze angeliche. Nel momento che appare l'Angelo della Morte i devas della guarigione (esseri spirituali) si ritireranno definitivamente. A questo punto potranno svolgersi le varie fasi che culmineranno con la morte definitiva del corpo fisico. Ogni fase è comunque assistita da una opportuna e radiante Presenza angelica.

Il fatto che il morente veda le persone amate che lo hanno preceduto nell'aldilà spiega il sorriso che spesso si riscontra sul suo viso; l'apparizione dell'Angelo spiega invece la luce tenue e delicata che appare sul suo volto per un breve tempo. Questi sono alcuni aspetti che ci fanno comprendere come la morte sia solo un trapasso e non la fine di tutto.

www.viveremeglio.org/0_luce.../vita_postmortem.htm -

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