Wild Woman(donna selvaggia) tratto da "donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés inserito da Adelen

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IL MITO DELLA DONNA SELVAGGIA

"Wild Woman" il suono di queste due parole rieccheggia "quel llamar o tocar a la puerta", quel fiabesco bussare alla porta della psiche femminile profonda.

"Llamar o tocar a la puerta" alla lettera significa suonare lo strumento del nome per fare aprire una porta, significa usare parole che intimano l'apertura di un passaggio. Da qualunque cultura sia influenzata, la donna comprende intuitivamente le parole "donna e selvaggia".

Quando le donne odono queste parole, un antica, antichissima memoria si rimescola e torna in vita. La memoria è della nostra assoluta, innegabile e irrevocabile affinità con il femminino selvaggio, una relazione che può esere diventata spettrale per negligenza, sepolta dall'addomesticamento eccessivo, messa fuori legge dalla cultura circostante, o non piu compresa per niente. Possiamo aver dimenticato i suoi nomi, possiamo non rispondere quando chiama i nostri, ma nelle ossa la conosciamo, ci struggiamo tendendo a lei; sappiamo che lei ci appartiene e che noi apparteniamo a lei. E' in questa relazione fondamentale, essenziale fatta di forze naturali che siamo nate. Ci sono momenti in cui ci riesce di esperirla, seppur fugacemente soltanto, e ci fa impazzire per la voglia di continuare. Ci sono delle donne alle quali questo rigenerante <<gusto del selvaggio>> arriva durante la gravidanza, durante l'allattamento del loro piccino, permane mentre si compie il miracolo del cambiamento di sè nell'allevare un bambino, mentre curano un rapporto amoroso come curerebbero l'amato giardino. La si sente anche nella vista anche attraverso spettacoli di grande bellezza. Io l'ho sentita vedendo quello che nelle selve chiamiamo<<tramonto da Gesù-Dio>>. Viene a noi anche con il suono; con la musica che fa vibrare il diaframma, eccita il cuore; viene con il tamburo, con il fischio, il richiamo e l'urlo.Viene con la parola scritta e la parola detta; talvolta una parola detta, o una frase, o una poesia , o una storia è così risonante, così esatta, da rammemorarci, almeno per un istante, quella sostanza di cui siamo realmente fatte, e dove si trova la nostra vera casa.

La nostalgia affiora quando capita di incontrare una persona che si è assicurata questa relazione selvaggia. La nostalgia affiora quando ci si accorge di aver dedicato poco tempo al mistico falò o al sogno, troppo poco tempo alla vita creativa, al lavoro della propria vita, o ai veri amori. Pure sono questi gusti fugaci che vengono sia dalla bellezza sia dalla perdita che ci fanno sentire così deprivate, così agitate, così desideranti che alla fine dobbiamo inseguire questa natura selvaggia. Allora ci lanciamo nella foresta o nel deserto o nella neve e corriamo forte, con gli occhi che scrutano il terreno, cercando sopra, sotto, cercando un indizio, un resto , un segno che lei vive ancora e non abbiamo perduro la nostra occasione. E quando ne ritroviamo le tracce è tipico delle donne mettersi a correre forte per riguadagnare il tempo perduto, liberare la scrivania, liberarsi dal rapporto, svuotare la mente, voltar pagina, insistere su un intervallo, una pausa, rompere le regole, fermare il mondo, perchè mai piu faremo a meno di lei. Se le donne l'hanno perduta e l'hanno poi ritrovata, combatteranno per trattenerla per sempre. Quando l'hanno riconquistata, lottano e lottano strenuamete per trattenerla, perchè con lei la loro vita creativa fiorisce; le loro relazioni acquistano significato e profondità e salute; si ristabiliscono i cicli della sessualità, della creatività, del lavoro e del gioco; non sono più territorio di caccia da depredare; sono autorizzate dalle leggi della natura a crescere e a prosperare. Quando le donne riaffermano il loro rapporto con la natura selvaggia, vengono dotate di un osservatore interno permanente, un conoscitore, un visionario, un oracolo, un ispiratore, un fattore, un creatore, un inventore e un ascoltatore che guida e suggerisce, e incita una vita vibrante nel mondo interiore e nel mondo esterno.

L'archetipo della Donna Selvaggia si può esprimere in termini diversi e altrettanto adeguati. Potete chiamarla natura istintiva, potete chiamarla psiche, ma sempre l'archetipo della Donna Selvaggia sta lì dietro, in poesia lo si potrebbe chiamare "l'Altro", oppure i "sette oceani dell'Universo" è nel contempo amica e madre di coloro che hanno perso la strada, si sono sperdute, di tutte coloro che hanno bisogno di sapere, di tutte coloro che hanno un enigma da risolvere e di tutte coloro che vagano e cercano nella foresta o nel deserto.

Quali sono alcuni dei sintomi di una relazione infranta con la forza selvaggia?

Sentirsi straordinariamente aride, fragili depresse, confuse, imbavagliate, zittite, appiattite. Sentirsi impaurite, esitanti o deboli, senza ispirazione, senza vivacità, senza senso, ferme, sterili,compresse, pazze. Sentirsi impotenti, cronicamente in dubbio, vacillanti, bloccate, incapaci di determinazione, di dare la propria vita creativa agli altri, di rischiare nella scelta dei compagni, del lavoro delle amicizie, incapaci di darsi un ritmo o dei limiti, essere lontane dal proprio Dio o dai propri Dei, affogate dalla routine domestica, nell'intelletualismo, nel lavoro o nel'inerzia perchè questo è il posto piu sicuro per chi ha perduto i suoi istinti. Paura di avventurarsi da sole , di cercare una guida, una madre, un padre, paura di mostrare il proprio lavoro imperfetto, di fermarsi quando null'altro resta da fare, paura di agire, sempre a contare fino a tre senza cominciare mai. Complesso di superiorità, ambivalenza, eppure altrimenti pienamenti capaci, funzionanti appieno.

Queste rotture sono una malattia non di un'era o di un secolo, ma diventano un epidemia ovunque e tutte le volte che le donne sono catturate, tutte le volte che la natura selvaggia rimane intrappolata.

La donna sana assomiglia molto a un lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante.

Con la Donna Selvaggia come alleata, guida, modello, maestra noi vediamo con gli occhi dell'intuito, porta tutto ciò che una donna ha bisogno per essere e sapere. Porta il medicamento per tutto, porta storie e sogni, parole, canzoni, segni e simboli. E' nel contempo veicolo e destinazione.

Riunirsi alla natura istintuale non significa disfarsi, cambiare tutto da sinistra a destra, dal nero al bianco, spostarsi da est a ovest, comportarsi da folli o senza contollo. Non significa perdere le proprie socializzazioni primarie, o diventere meno umane,significa pittosto il contrario. La natura selvaggia possiede una ricca integrità.

Significa fissare il territorio, trovare il proprio branco, stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo indipendentemente dai suoi doni e dai suoi limiti, parlare e agire per prorio conto, in prima persona, essere consapevoli, vigili, riprendere i propri cicli, scoprire a cosa si appartiene, levarsi con dignità, conservare tutta la consapevolezza possibile.

La Donna Selvaggia in quanto archetipo, e tutto quanto sta dietro lei, è la patrona di tutti i pittori, gli scrittori, gli scultori, i ballerini, i pensatori, di coloro che compongono preghiere, che ricercano, che trovano, perchè tutti loro sono impegnati nell'opera di invenzione, ed è questa la princilpale occupazione della Donna Selvaggia. Come in tutte le arti sta nelle viscere e non nella testa.

Dov'è presente? Percorre i deserti, i boschi, gli oceani, le città, vive tra le regine, in sala di consiglio, in fabbrica, in prigione sulla montagna della solitudine. Vive nel ghetto, all'università e nelle strade. Lascia per noi delle impronte ovunque ci sia una donna che è terreno fertile.

Per trovare dunque la Donna Selvaggia lasciamo cadere i falsi manti che ci hanno dato. Indossiamo il manto autentico dell'istintinto possente della conoscenza. Infiltriamoci nei territori pschici che un tempo ci appartenevano. Sciogliamo le bende, torniamo a essere ora, le donne selvagge che ululano, ridono, cantano Colei che ci ama tanto.

Senza di noi la Donna Selvaggia muore. Senza la Donna Selvaggia, siamo noi a morire. "Para Vida" tutte dobbiamo vivere.

Ogni volta che alimentiamo l'anima è garantita una crescita.

 

da "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés

BELLISSIMA ...GRAZIE ADELEN

La Donna-Lupo e il guerriero.

In
una piccola e serena tribù del nord viveva una giovane donna innamorata
di un guerriero che aveva contato molti colpi. Al tempo si diceva che
sulle rive del vicino lago, nelle notti di plenilunio, si potesse
vedere un lupo trasformarsi in una splendida donna. La voce arrivò
anche al guerriero che decise di trascorrere ogni notte di plenilunio
sulla riva del lago per tentare di vedere la “Donna-Lupo”.

La
giovane donna era sempre gentile con il guerriero e al di lui cospetto
tutti i membri della tribù notavano l’illuminarsi in volto della donna,
tutti tranne il guerriero, che mai si soffermava a contemplare il suo
sguardo.

Il
guerriero era troppo intento a vantarsi della caccia con gli amici e a
dire che avrebbe visto la Donna-Lupo per primo per accorgersi dei
sentimenti della giovane donna, ma lei pazientava in silenzio.

Una
notte di plenilunio il guerriero seguì un bagliore nel buio, fino a
vedere il lupo trasformarsi nella donna più bella che avesse mai visto.
Incantato dalla visione, il guerriero cadde in ginocchio davanti a lei
e se ne innamorò all’istante. Lei non proferì verbo, ma sorrise
emanando una calda luce in direzione del guerriero, poi scomparve
mentre lui chiuse gli occhi, non potendo sostenere la visione.

L’indomani
il guerriero tornò al villaggio raccontando a tutti di aver visto la
Donna-Lupo, di quanto fosse bella e che il suo cuore ormai le
apparteneva. La giovane donna chiese al guerriero cosa mai avesse di
così speciale quella Donna-Lupo, ma lui non le seppe rispondere, non lo
sapeva proprio descrivere a parole.

Il plenilunio seguente, il guerriero tornò al lago, attendendo fiducioso l’arrivo della Donna-Lupo e lei arrivò.
“Cosa ti porta qua guerriero?” Domandò lei.
“Tu, sono qua per te.” Rispose entusiasta lui.
“Dimmi, vieni a me per chiedere o per donare?” Domandò la Donna-Lupo divertita.
“Sono qua per donarti il mio cuore e il mio braccio e per chiederti di essere la mia compagna.” Replicò il guerriero sorridendo.
“Quando riuscirai a vedermi accetterò il tuo dono ed asseconderò la tua richiesta.” Rispose lei scomparendo all’istante.
Il
guerriero tornò all’accampamento pensieroso, la donna gli si avvicinò,
avendo intuito i suoi turbamenti e gli domandò se lo potesse aiutare.

Bruscamente
il guerriero la mandò via, dicendole che la sua era solo gelosia verso
la Donna-Lupo e che non voleva aiutarlo, ma solo confonderlo
ulteriormente; la donna se ne andò in silenzio, serena in volto e tornò
a svolgere i suoi compiti.

Al terzo plenilunio il guerriero tornò al lago, la Donna-Lupo apparve e senza indugio lui le disse che la vedeva benissimo.
La
Donna-Lupo sorrise abbassando lo sguardo scuotendo lievemente il capo e
senza rispondere sparì, così il guerriero tornò all’accampamento molto
dispiaciuto.

L’uomo
si aspettava, come sempre, di vedersi arrivare incontro la giovane
donna, ma lei quella volta non arrivò; il guerriero non capiva il
motivo, ma sapeva solo che la doveva cercare, così andò nella sua
tenda, ma la trovò vuota. A terra, nella tenda, c’era solo una pelle di
lupo e un pezzo di corteccia con inciso un messaggio: “Se solo mi
avessi veramente voluta vedere, avresti scoperto che sono sempre stata
accanto a te, a tua disposizione; anche il sole un giorno potrebbe non
sorgere, ma vuoi davvero attendere quel giorno per accorgerti di lui?”

Da
quel momento il guerriero imparò a porre un’attenzione consapevole
verso ciò che lo circondava e si dedicò alla cura degli altri; non
smise mai di pensare alla giovane donna ormai perduta.

 

Viramo cè posta per te da adelen

"Solo se mi avessi voluta veramente vedere,avresti scoperto che sono sempre stata accanto a te, a tua disposizione; anche il sole un giorno potrebbe non sorgere, ma vuoi davvero attendere quel giorno per accorgerti di lui?"

parliamo del richiamo della sacralità?

E' questo il richiamo che sento, è qualcosa che da onore al fatto di essere donna. Sento la necessità di nutrire quella parte a cui appartengono le radici di ciò che siamo realmente.

Grazie alla scuola e mi sto innamorando della forza del femminino Vita/Morte/Vita, del valore di ciò che è sacro e che ognuno di noi detiene come dono.

Cara Viramo ci intendiamo a meraviglia questa storia rappresenta ciò che sento ma che non so del tutto spiegare.

E' vero tutto sta a dove noi poniamo l'attenzione....

 

grazie per la tua attenzione...

adelen

OK....HAI CENTRATO.......

BRAVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA.

NAMASTE'.............VIRAMO..

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