La vita deve essere una ricerca.....OSHO

La vita deve essere una ricerca.

Non desiderio ma ricerca, non ambizione, non smania di diventare questo e quell’altro, presidente o Primo ministro di un Paese, ma una ricerca continua per rispondere alla domanda e scoprire: “Chi sono io?”

 

È molto strano: le persone non sanno chi siano veramente, eppure cercano di diventare qualcuno.., senza neppure conoscere se stesse! 

Tutti hanno perso qualsiasi familiarità con il proprio essere, eppure continuano a porsi delle mete da conseguire, il divenire, è la malattia dell’anima. L’essere sei tu.

 

La scoperta del tuo essere è l’inizio della vita. Allora ogni momento è una nuova scoperta, ogni momento e motivo di gioia; un nuovo mistero si schiude per la prima volta, un amore sconosciuto comincia a sbocciare dentro di te, una compassione mai provata prima d’ora, una nuova sensibilità per la bellezza, per la bontà... 

Diventi talmente sensibile che persino un esile filo d’erba acquista per te un’immensa importanza. La tua sensibilità ti fa capire chiaramente che il filo d’erba, per l’esistenza, è importante quanto la stella piu grande. Senza quel filo d’erba, l’esistenza sarebbe sminuita. Quel filo d’erba è unico e insostituibile e ha una sua individualità.

 

Questa tua sensibilità ti farà stringere nuove amicizie: con alberi, uccelli e animali, con le montagne, i fiumi, gli oceani e le stelle. La tua vita si arricchirà sempre più, mentre amore e amicizia fioriranno.



Un bellissimo aneddoto dalla vita di san Francesco: era in punto di morte e tutti i discepoli si erano radunati intorno a lui per ascoltare le ultime parole del santo che per tutta la vita aveva viaggiato a dorso d’asino, da un paese all’altro, per condividere le sue esperienze con
la gente. Le ultime parole, quelle che un uomo dice in punto di morte, sono sempre le più significative perché contengono l’intera esperienza di una vita. Ma i discepoli non riuscirono a credere alle proprie orecchie: san Francesco non stava parlando con loro ma con il suo asino!
Il santo disse: «Fratello asino, sento di avere un gran debito con te. Mi hai sempre trasportato da un paese all’altro, senza mai lamentarti, senza mai protestare. Desidero solo che tu mi perdoni, prima che io lasci questo mondo, perché mi sono comportato in modo disumano con te».



Queste furono le ultime parole di san Francesco. Occorre una sensibilità enorme per poter chiamare il proprio asino: “Fratello asino”, chiedendo il suo perdono.

Man mano che diventi più sensibile, la vita comincia ad apparirti sempre più vasta: non più un piccolo stagno, ma un oceano sconfinato. Non è più una vita limitata a te, tua moglie e i tuoi bambini; ora è una vita che non ha più limiti.

L’esistenza intera diventa la tua famiglia. E tu non puoi sapere che cos’è la vita, a meno che l’esistenza intera non sia la tua famiglia, perché nessuno è un’isola, siamo tutti connessi gli uni agli altri. Siamo un immenso continente, siamo legati tra di noi in milioni di modi diversi.E se il nostro cuore non è colmo d’amore per l’universo intero, la nostra esistenza ne risulterà limitata.
La meditazione ti farà diventare sensibile, ti darà un gran senso di appartenenza a questo mondo. Questo è il nostro mondo, queste sono le nostre stelle. Non siamo stranieri in questo mondo. Apparteniamo all’esistenza, ne siamo parte intrinseca; siamo il cuore stesso dell’esistenza.


Inoltre la meditazione ti porterà in dono un grande silenzio, perché non ci sarà più tutta l’immondizia della tua conoscenza. Non ci saranno più neanche i pensieri, poiché anch’essi sono parte della conoscenza. Ci sarà solo l’immensità del silenzio, e tu rimarrai sorpreso, perché scoprirai che il silenzio è l’unica vera musica.



La musica è in qualche modo il tentativo di rendere manifesto quel silenzio

curiosidelmare.splinder.com/archive/2005-04 - 97k -

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