Ama il prossimo tuo come te stesso, ma prima impara ad amare te stesso...10..05,,10

Ama il prossimo tuo come te stesso, ma prima impara ad amare te stesso

Si parla tanto di amore, componente molto importante per vivere una vita in armonia e felicità, ma che purtroppo molto spesso non è presente in noi e nella nostra vita.

Ci sono tanti surrogati nei nostri atteggiamenti ed emozioni che vengono etichettati "amore", ma fondamentalmente sentiamo che è una bugia, perchè alcune volte, in un attimo di consapevolezza, abbiamo preso coscienza del fatto che forse non sappiamo amare, oppure che non sappiamo cosa sia l’amore. In quei momenti ci siamo forse sentiti un po’ aridi e sterili, e ci ha preso lo sconforto perché non siamo più in grado di sentire l’amore dentro di noi a meno che non siano presenti determinate sensazioni ed emozioni. La delusione è forte, ma è solo nostra o ci portiamo dentro memorie di questa incapacità di amare già dalla nostra nascita?

In effetti una persona per amarne un’altra, deve avere qualcosa da dare: cioè l’amore che dà a se stessa come coscienza e come corpo fisico. Deve esserci l’accettazione dei suoi lati brutti come di quelli belli, deve osservarsi senza scappare o riempirsi di pensieri negativi sulle sue incapacità e bruttezze fisiche, e cercare di capire “i perché” migliorandosi: QUESTO E’ AMORE.

E’ rispetto verso il nostro corpo, la nostra coscienza, ed è lo stesso rispetto che deve essere dato alla persona che amiamo. Quando questo non è presente, ci nutriamo del flusso d’amore che ci dà il nostro partner. Richiediamo a lui di amarci così come siamo, perché non siamo capaci di amarci noi. E quando lui non rispecchia le nostre aspettative, cioè non colma con il suo amore la nostra carenza d’amore, che POSSIAMO RIEMPIRE SOLO NOI, ecco che cominciano i litigi e le incomprensioni, le ripicche, cattiverie, solo perché ci sentiamo trascurati. Che meschinità!

Ci nascondiamo dietro atteggiamenti da bambino, facendo la vittima e colpevolizzandolo di non amarci a sufficienza e di non farci sentire così importanti. Ma se anche per lui fosse la stessa cosa?

Forse sperava che anche noi potessimo colmare tutto ciò che non è capace di amare di se stesso perché non si accetta. Da qui rapporti di coppia sempre più distruttivi che sfociano in continui scontri verbali o in fatti per incolparsi di non essere stati amati a sufficienza. Un continuare a richiedere ad altri quello che ognuno dovrebbe imparare a dare a se stesso.

Molte coppie a questo punto, a volte ancora prima di arrivare a “scannarsi mancandosi di rispetto reciproco”, scaricano la loro incapacità di accettarsi, e quindi di amare se stessi ed il loro corpo, FACENDO UN FIGLIO.

Un figlio che viene concepito da due persone che non si amano per se stesse e pretendono che qualcun altro lo faccia al loro posto, una memoria che viene trasmessa al feto. Molte mamme poi nei loro nove mesi di gravidanza, non vivono molto bene il vedersi trasformare il corpo, sentire che qualcosa sta crescendo dentro di loro e tutti i loro stati d’animo vengono registrati dalla mente cellulare del feto. Un imprinting che rimarrà come un marchio, perché si ritroverà come una malattia ereditata fin dalla sua nascita: la mancanza d’amore dei suoi genitori per loro stessi e il loro corpo, che diventerà la sua.

Ci sono anche molte madri che si amano di più e il bambino sarà più equilibrato e risulterà per lui SPONTANEO e NATURALE amarsi e amare gli altri così come ama se stesso. Meno male che esistono!

Tornando a quel bambino sfortunato nato da genitori che non si amano, si ritroverà fin dalla sua nascita a non poter sviluppare questo amore nel tempo, per se stesso e per il suo corpo, perché al suo posto troverà una sterilità, aridità che GLI IMPEDIRA’ DI RIUSCIRE AD ACCETTARSI. Nessuno nasce perfetto. E’ quindi normale non piacersi in certe situazioni oppure non apprezzare qualcosa del nostro corpo, ma da qui a distruggersi con odio, con pensieri negativi, degradarsi….

I genitori hanno sul figlio una grossa aspettativa a livello INCONSCIO che è quella di essere amati e accettati, con lui devono colmare il disequilibrio energetico che hanno con il loro corpo, la loro coscienza e la mente: il figlio, sangue del loro sangue, NON PUO ’ TRADIRLI!

La madre vivendo con il figlio un rapporto di simbiosi nella gravidanza, con l’allattamento si sente più autorizzata a ricevere in cambio l’amore, anche per la sofferenza subita nel parto.

All’inizio i genitori riversano nel figlio il loro amore, come un flusso che lo nutre, ma via via che il figlio non rispecchia le aspettative, quando volge i suoi interessi verso amici, ragazze, ecc.. ecco che si arrabbiano, covano i risentimenti, le sgridate perché perde tempo con gli amici e non studia, oppure non lavora, non aiuta in casa. Tante situazioni che magari nella realtà risultano vere ma alla base c’è la delusione da parte di uno o di entrambi i genitori perché si rendono conto che anche il sangue del loro sangue non riempie il loro vuoto d’amore. Così vivono le scelte del figlio come un tradimento e intanto si instaura un profondo risentimento verso di lui: il risentimento al posto dell’amore che gli davano quando ancora speravano in lui. 

E quante volte il figlio mette di fronte ai genitori, come se fosse uno specchio, quello che sono loro? Il figlio vivrà questa interruzione del flusso d’amore dei genitori con forti ribellioni, che potranno portarlo a fare cose che lo degradano moralmente oppure si sentirà non più voluto, rifiutato e dal dolore si lascerà andare all’apatia, alla depressione. Nella loro cecità i genitori non si rendono conto che il problema maggiore dipende da loro e che il figlio è il frutto della loro mancanza di amore verso se stessi, e così daranno la colpa al figlio di sbagliare, di non ascoltare, …di non amarli.

Così la madre o il padre o entrambi, quando il figlio va via di casa lo vivranno come il rifiuto del figlio di amarli. Questo però avviene dentro la loro testa, perché la loro mente gli ha alterato la verità, una verità che non vogliono accettare di vedere consapevolmente altrimenti dovrebbero accettare di non saper amare, di aver fallito. Così ritroviamo poi la madre, per esempio, che vivrà l’allontanamento del figlio come una perdita molto dolorosa e si chiuderà in se stessa, anche se in apparenza continua a fare le stesse cose. Non è disposta a guardarsi, né a mettersi in discussione, ma il continuo dolore della perdita del figlio la fa stare male ed è qui allora che deve cercare qualcosa o qualcuno che le dia amore e soprattutto che la faccia stare tranquilla, senza la paura di essere tradita. E cosa c’è di meglio che accudire delle piante?

I vegetali, a differenza degli animali, non si muovono, non possono graffiarla, abbaiarle o miagolarle. Non possono obbligarla a preparare loro da mangiare, pulire la sabbietta, portarli fuori a fare i loro bisogni. Le piante non richiedono molta responsabilità se non quella di annaffiarli e piccole altre cure.

Così la madre riversa il suo amore verso le piante che cura e che le rispondono diventando rigogliose e belle, riflettendo così l’amore che ricevono. Non ha paura di avvicinarsi a loro perché non possono farla soffrire e soprattutto perché non le fanno da specchio. Non le fanno vedere la sua incapacità di amarsi che ha prodotto in lei una bruttezza tale che ha influito su come è e come vive.

Questo flusso d’amore creato dalla madre verso le piante l’aiuterà a riequilibrare una parte di sé arida, e la farà sentire più contenta e rilassata nel vedere che crescono, che l’accettano per quello che è, a differenza del figlio, del marito e di sé.

Mentre nel caso in cui la madre prova dolore per la perdita del figlio e non l’accetta, cercherà di ricreare la situazione di quando il figlio era piccolo e lei si sentiva amata da lui. Per ricreare questa situazione si rivolgerà ad uno o più animali. L’animale non può tradirla perché dedica la sua vita ai suoi umori, ai suoi capricci, alla sua voglia di giocare con lui. E’ dipendente da lei per il mangiare, per i suoi bisogni, per la sua sopravvivenza , così come era il figlio quando era piccolo e c’era lei che pensava a lui. L’animale instaurerà un legame fortissimo, aiutando la madre a ripristinare il flusso d’amore che aveva interrotto con il figlio, facendole magari passare la depressione in cui era caduta quando era andato via di casa.

Il flusso d’amore viene ricreato, ma con l’animale che diventa IL FIGLIO CHE PERO’ ADESSO L’AMA E VIVE SOLO PER LEI. 

La madre SI SENTE AMATA E ACCETTATA PER QUELLO CHE E’ dall’animale/figlio che le dimostra in ogni momento con sguardi, coccole, linguate, abbaiate, fusa che l’ama e che è tutto per lei, riempiendo ogni giorno quella sua parte sterile e non amata da se stessa. Ogni giorno l’animale le dà la speranza che l’amore c’è, esiste, e questo comincia a ricrearle l’equilibrio che le mancava.

Le piante e gli animali sono i nostri amici, le nostre speranze, laddove abbiamo fallito miseramente con la mancanza d’amore verso noi stessi e gli altri. Noi possiamo dedicarci a loro per cercare di guarirci dai mali che possono essere: il figlio che non ama i genitori, il partner che non ci ama, il lavoro dove non ci sentiamo accettati, ecc..

Meno male che ci sono persone che sanno accettarsi per quello che sono e che cercano ogni giorno di migliorarsi, non sono bloccate nell’egoismo così come sono bloccate le persone che non si amano. Queste persone, oltre ad amare i figli per quello che sono e rispettare le loro idee, sono capaci di amare anche gli animali e le piante.

Quindi, per concludere, sforziamoci di guardare le nostre bruttezze e cerchiamo di renderle belle, non con le illusioni dentro la nostra testa, ma nei fatti della vita di ogni giorno. Accettarsi è il primo passo da fare per portarci alla guarigione, al rispetto e all’amore. Solo allora saremo sicuri che veramente potremo amare qualcuno, perché AVREMO QUALCOSA DA DARGLI:

LO STESSO AMORE CHE DIAMO A NOI STESSI.

Fiorella Rustici
(Articolo pubblicato sul mensile OltreTutto di dicembre 2002)

www.coscienzasalute.it/articoli_dettaglio.php?...amare...

namastè viramo{#emotions_dlg.salut}

E quante volte......

"E quante volte il figlio mette di fronte ai genitori, come se fosse uno
specchio, quello che sono loro?"

Cara Mari, questo scritto lo sento molto mio... del mio rapporto con i miei genitori... Da bimbo, ho conosciuto solo l'amore malato di vittimismo e controllo di mia madre (con la scusa della sua malattia alle ossa che è arrivata dopo che sono nato io poichè diceva la mammina che "tutto il calcio delle sue ossa l'avevo preso io")  e l'ho preso per buono - non potevo non farlo, - un padre assente che pretendeva che sapessi fare le cose senza che nessuno me le insegnasse, e chissà se mi ha mai abbracciato almeno una volta. ma non si usava; le uniche parole che mi ricordo è che non avrei combinato mai niente di buono..... una sorella che ci ha lasciato troppo presto e una sorella invalida troppo in collegio perchè la potessi considerare "mia sorella".... Oggi dopo tutta la strada fatta, vedo solo una parola in tutti i campi della mia vita: fallimento... totale... assoluto... ora cosciente. Sono riuscito a dare ragione a mio padre, e continuo a farlo poichè il mio bambino lo odia e forse lo vuole punire...{#emotions_dlg.wallbash}. Il fatto è che non mi sento più in grado di fare nulla... e mi chiedo: c'è ancora spazio per toccare il fondo o è il pozzo di san patrizio? In realtà chi scrive che non siamo o non abbiamo perchè pensiamo di non essere e di non meritare HA RAGIONE, poichè è così che mi sento, di non essere e di non meritare, è così che mi hanno sempre detto, ed è così che ho vissuto finora. BASTA MENTIRE. Testimonio a tutti, poichè a questo serve il forum e la scuola, tutto il dolore che ho dentro e che stà emergendo... testimonio la mia voglia di autodistruzione, testimonio l'odio e la rabbia per me stesso, testimonio che per fortuna non ho mancato così tanto con mia figlia. Testimonio che non ci capisco più nulla. Testimonio che più cerco di emergere più vado giù... Essere "bravo" non mi è servito a nulla.. fuggire non serve a nulla, qui o altrove sono sempre io... fatico molto ad accettare la situazione. Ciao mari Scusa lo sfogo... spero sia di aiuto a qualcuno, almeno questo si.{#emotions_dlg.unsure}

Ciao Beppe

Ciao Beppe,

leggo solo ora quello che scrivi e sinceramente vorrei averti qui per poterti offrire la mia spalla su cui piangere, perchè penso sia questo di cui ora hai bisogno: piangere, piangere, piangere.

Ma è solo un momento, anche questo passerà e sono certa che ti ritroverai veramente più forte. La guarigione, a volte, porta dolore, molto dolore. In cuor mio ti ritengo fortunato per essere arrivato a questa stazione di posta, la rabbia doveva pur uscire.

Coraggio, noi tutti ti vogliamo bene e conosciamo il valore del tuo grande cuore, siamo testimoni del lavoro che stai facendo su te stesso, sappiamo bene la fatica che costa il riappropriarsi la propria identità.

Abbi fede, io ci sono e ti abbraccio forte forte

Ale 

GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE

Una sola parola: GRAZIE!!! {#emotions_dlg.cuore}Vi voglio bene... Questa cosa doveva succedere, ora la lascio andare. GRAZIE per il vostro calore e per come mi fate sentire amato dall'esistenza (che poi siamo noi tutti)...{#emotions_dlg.cuore}{#emotions_dlg.palloncini}

GRAZIE

PS: Domenica voglio vedervi ballare.....{#emotions_dlg.thumbup}

Beppe, fermati, calmati, non

Beppe,

fermati, calmati, non distruggere quello che di meraviglioso c'è in te.

Poi, ne sono sicura, ripartirai con più forza e uno stato d'animo più sereno.

Un forte abbraccio da chi tanto ha sbagliato.

Danila

un grande abbraccio

Beppe,

accetta un fortissimo abbraccio da una mamma che pensando di "amare" nel modo giusto ha tantissimo sbagliato.

 

Alba

Olà Giuseppe,

toc toc..è permesso? c'è qualcuno qui?

comprendo e nn metto becco nel tuo sfogo, non entro nel merito...ma...

in questi due mesi io t ho conosciuto e come persona nn mi sembri affatto un fallimento..

sbarellato, un pò bambinone, un pò di qua e un pò di la si...ma sinceramente vedo in te tanto Cuore, tanta generosità...sei sempre presente come spalla su cui contare se c'è bisogno...quindi...in  te c'è amichevolezza..

c'è anche questa parte di te...

e se quel bambino dal nome Beppino ino ino ino pensa che hai fallito e nn ci capisci più nulla, allora perchè non provi tenerezza per te? credi che per gli altri sia diverso?

no Beppino ino ino, i cosiddetti altri possono arrivare "prima" di te, perchè magari non hanno le potenzialità del Cuore che hai tu..e allora siccome pensano che avere una buona posizione al lavoro, un conto in banca, una bella casa, un  discreto titolo di studio, una normale intelligenza possano essere le uniche armi per stare di diritto nel mondo..e allora nn conoscendo altro (perchè manco sanno che c'è dell'altro) vivono bene e si sentono in diritto di essere nel giusto...

e allora Beppino ino ino ino tu che il Cuoricino ce l'hai....e se vogliamo vedere hai anche tutto il resto al posto giusto...perchè t ostini a dire che t odi? che nn t sopporti?

non t rendi conto di quanto sei carino ino ino ino, bellino ino ino ino, simpaticino ino ino ino anche se non hai il porschettino ino ino o qualche altra cosina ina ina ina?

il problema è che Uomini con la potenzialità del Cuore verranno sempre surclassati dagli uomini se gli Uomini con la potenzialità del Cuore non si alzano in piedi.

Morale: Comprendo il tuo sfogo ma tutto il lavoro che abbiamo fatto a scuola non l'abbiamo fatto per pettinare le bambole..

e allora?????se fem?

Ciao Giuseppe, magari sono stata fuori luogo ma cavolo, questo è ciò che penso, di te e non solo di te.

Marea

 

Giuseppe è meglio fermarsi e riflettere

Prendo atto del passaggio, quello che ti posso consigliare è di prenderti un pò di tempo= tirare il fiato... A volte è più evolutivo fermarsi che avanzare alla cieca. Se non c'è un supporto stabile è meglio sospendere, almeno per un periodo...{#emotions_dlg.rolleyes}

Un abbraccio di {#emotions_dlg.wub2}..namastè{#emotions_dlg.bye}

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