Causa ed effetto, quale legge morale, secondo le filosofie spirituali.....3...2..12
Causa ed effetto, quale legge morale, secondo le filosofie spirituali
La metafora del seme (racchiuso nei pensieri, intenzioni e desideri) che germoglia in azioni è ben presente anche nello Yoga. La legge di causa ed effetto è conosciuta nella letteratura orientale anche come "legge del karma" (termine sanscrito traducibile come agire o azione) (41).
L’uomo “non può vivere in nessun’altra situazione all’infuori di quella che gli viene creata dalla sua vita antecedente… Questo collegamento di un’entità coi risultati delle sue azioni è la legge del Karma che regge l’intero universo. L’attività divenuta destino è Karma”(42). Come un pezzo di legno, si legge nell’Atmopanisad, è portato dalla corrente d'un fiume, ora alla superficie ora verso il fondo, così il corpo è portato dal destino, conformemente al tempo e alle esperienze fatte (43). Finché rimane affetto dalla percezione di sensazioni quali il piacere e simili, l'uomo, si legge nel Nadabindupanisad, è soggetto alle conseguenze di azioni accumulate anteriormente: “ L'atto precede invariabilmente il sorgere del frutto ad esso relativo, e non v'è luogo in cui si possa sfuggire all'azione … il caso si presenta simile a quello di una freccia scoccata verso un bersaglio, che non è più possibile richiamare indietro. Infatti un dardo scagliato contro un oggetto che si crede sia una tigre non si arresta solo perché troppo tardi ci si accorge trattarsi invece di un bovino, ma a causa della sua velocità trapassa con violenza il bersaglio” (44).
Il nesso tra il seme contenuto nel cuore e il frutto esteriore prodotto è evidente anche nei Vangeli: ”Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore”(45). L’Apostolo Paolo affermava: “Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede“ (46)
Peter Deunov ammoniva: “Non ponete trappole per le menti e per i cuori delle persone perché ci cadrete da soli! Possono passare migliaia di anni dalla creazione di questa trappola, ma non la eviterete. Vi aspetterà secoli e migliaia di anni, ma vi sorprenderà da qualche parte … Voi pensate che nell’evoluzione non ci sia ritorno indietro. Non illudetevi pensando di poter evitare la Legge del karma. In qualsiasi situazione siate, fino a qualsiasi punto siate arrivati, vi rimanderanno indietro per pagare i vostri debiti e dopo potrete continuare. Un giorno proverete i pensieri e i sentimenti che avete creato e mandato nello spazio. Essi ritorneranno da voi e sentirete i loro buoni e i loro cattivi risultati. Questo sottintende il detto bulgaro: “Mieterai quello che semini ”. Ognuno mieterà quello che seminò una volta”.
Osserva Aïvanhov: ”Ogni giorno, in ogni ora e perfino in ogni istante determinate il vostro avvenire. Avete buoni pensieri, buoni sentimenti? Immediatamente vi proiettate verso la luce. Tuttavia se qualche minuto dopo un pensiero egoista, ingiusto o un sentimento di gelosia nei riguardi di qualcuno o di qualcosa attraversa la vostra mente, la direzione cambierà … Anche se sul piano fisico non si vede alcun cambiamento, perché quei pensieri e quei sentimenti non hanno avuto il tempo sufficiente per concretizzarsi, tuttavia qualcosa è cambiato in alto, nella direzione. Quando un macchinista aziona la leva dello scambio, il treno cambia rotaia. L'uomo fa la stessa cosa ogni giorno, a volte cento o mille volte al giorno. Come ogni cosa, anche tutti i nostri cambiamenti vengono registrati, ma non hanno un effetto definitivo sul piano fisico perché si neutralizzano a vicenda. Volete orientarvi definitivamente in direzione della luce? Fate in modo che la vostra determinazione sia irremovibile, mantenetela senza cedimenti” (47).
La legge morale quale legge di causa ed effetto è richiamata, direttamente o indirettamente, anche dai seguenti precetti:
- “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Vangelo di Luca, 6, 37-38);
- «Non fare a nessuno ciò che non vuoi che sia fatto a te» (Il Libro di Tobia, 4,15). Se lo traduciamo in positivo, vuole dire che quello che fai agli altri verrà fatto a te;
- Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada» (Vangelo di Matteo, 26,52. );
- “Distaccandosi dal desiderio di prendere la vita, l’ascetico Gautama esiste, evitando di prendere la vita, senza bastone, né spada” (Digha Nikaya 1, 1, 8);
- «Non ferire gli altri in modi dai quali anche tu ti sentiresti ferito» (Buddhismo, Udana-Varga 5,18);
- “Chi considera (gli altri) uguali a se stesso non danneggia, non uccide” (Dhahammapada X, 129-130);
- “Nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello quello che desidera per se stesso” (Hadith di An-Nawawi, 13).
- ”Tzu-kung domandò: «Vi è una parola su cui si possa basare la condotta di tutta la vita?». «Essa è shu, reciprocità - rispose Confucio. - Ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri» “(Confucio, (Lun-yü) I Dialoghi: 15,23 );
- "Il primo convincimento da suscitare in noi è il concetto che nessuno si danneggia se non da se stesso" (San Giovanni Crisostomo).
Una riflessione particolare merita questa frase tratta dal discorso della Montagna di Gesù: «Non sono venuto per condannare ... la parola che ho annunziato lo condannerà» (San Giovanni). Il Dalai Lama ha fornito il seguente commento: ”Ritengo che questo rifletta fedelmente l'idea buddhista del Karma. Non è un essere autonomo a decidere “dal di fuori” che cosa dovremmo provare e che cosa dovremmo sapere; a decidere è la verità contenuta nel principio causale del Karma. Se si agisce in modo etico e disciplinato, ne deriveranno conseguenze positive; se si agisce in modo negativo o dannoso, si dovranno affrontare anche le conseguenze spiacevoli delle proprie azioni. Quindi il nostro giudice è la verità della legge di causalità che voi stessi mettete in opera; non si tratta di un essere o una autorità esteriore che emette inappellabili giudizi “(48) …[Il discorso della Montagna di Gesù] “sembra mettere in rilievo il principio di causalità. Certo nell'ambito della Bibbia non si impiegherebbe il termine tecnico sanscrito (karma), e tuttavia questo brano sembra suggerire il principio generale della causalità da cui deriva la dottrina del Karma. I versetti sottintendono che se si agisce in un certo modo, non si otterrà quell'effetto. Perciò questo insegnamento è chiaramente improntato al principio di causalità. Anche se magari le principali tradizioni spirituali del mondo non parlano tutte di causalità nel senso di numerosi cicli di esistenza, esse sembrano però suggerire costantemente un messaggio fondamentale comune, basato sul principio di causalità. E cioè: se ti comporti bene, otterrai risultati positivi, se ti comporti male otterrai risultati negativi. Questo messaggio etico fondamentale sembra essere connaturato a tutte le principali tradizioni spirituali“ (49).
È interessante osservare che anche la Costituzione del 5 Fruttidoro, 22 agosto 1795, approvata nel contesto della rivoluzione francese, recava il precetto in esame all’art. 2: “Tutti i doveri dell’uomo e del cittadino derivano da questi due principi, dalla natura impressi in tutti i cuori: “Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi. Fate costantemente agli altri il bene che voi vorreste ricevere ”. Il precetto è, tuttora, effettivamente, rivoluzionario!
Questo breve excursus nella storia del Pensiero comprova che la legge di causa – effetto, lungi dall’essere una scoperta recente della New Age o della filosofia del “New Thought” (Nuovo Pensiero), costituisce un concetto acquisito, pressoché, da tutti gli insegnamenti spirituali, fin da un lontano passato.
Possiamo affermare, allora, che: “Nelle diverse culture, gli uomini hanno progressivamente elaborato e sviluppato tradizioni di sapienza … nelle quali esprimono e trasmettono la loro visione del mondo … la forma e l’estensione di queste tradizioni possono variare considerevolmente. Tuttavia sono testimoni dell’esistenza di un patrimonio di valori morali comuni a tutti gli uomini … Ad esempio, la regola d’oro «Non fare a nessuno ciò che non vuoi che sia fatto a te», si ritrova, sotto una forma o un’altra, nella maggior parte delle tradizioni di sapienza (50)”.
Questa regola trova il suo fondamento oggettivo nella prospettiva seconda la quale, al di là della pluralità di manifestazioni proprie del mondo materiale, ad un livello profondo, "Tu ed io siamo, effettivamente, Uno".
www.codiceolistico.it/causa-effetto.htm -
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