Il Rebirthing come percorso di crescita...04..03..2010
Il Rebirthing come percorso di crescita
8 Mag 2008 di Giovanna Visini | Permalink |
Nel corso della sua storia il Rebirthing e la respirazione che ne costituisce la tecnica fondamentale, sono stati associati soprattutto alla possibilità di rivivere la propria nascita o al raggiungimento di stati ampliati di coscienza. Questi ultimi potevano riferirsi, senza precise distinzioni, sia alle dimensioni “prepersonali” dell’inconscio collettivo, cioè ai contenuti attinenti alla storia psichica dell’umanità, sia all’inconscio superiore, più propriamente transpersonale o spirituale.
Nessuna delle due visioni permette di comprendere in modo adeguato la complessità, la profondità e l’efficacia terapeutica di quel viaggio di integrazione della personalità e di autoconoscenza che il Rebirthing Transpersonale permette di intraprendere.
Propongo quindi di utilizzare, come referente teorico, la metafora del “percorso di crescita” che permette di includere in una visione dinamica ed evolutiva le molteplici esperienze che emergono nelle sedute. Il cammino, il percorso, parte dal luogo e dal momento in cui la persona si trova e si inoltra per territori non prestabiliti che si rivelano nel corso delle sedute, secondo tempi e modi spontanei e adeguati alle esigenze di chi si rivolge a questo metodo. Il termine crescita si riferisce al potenziale evolutivo di ciascuno di noi, alle intrinseche capacità e risorse che ogni essere umano ha in se stesso e che tendono sempre a un’espressione più completa, creativa, autonoma delle proprie potenzialità, di chi si è veramente, aldilà dei condizionamenti e delle risposte difensive ai vari eventi e sofferenze della vita.
Si tratta, dunque, di un contesto interpretativo molto flessibile e che si adatta facilmente sia ai bisogni di chi è alla ricerca di soluzione e sollievo per i propri disturbi psicosomatici ed esistenziali, sia ai vissuti che emergono nelle sedute e che possono provenire da diverse “aree” dell’organismo bio-psico-spirituale, senza la rigidità di voler imbrigliare le esperienze perché si adattino a uno schema precostituito.
Il percorso di crescita è un cammino di trasformazione, un viaggio che ci porta in contatto con il nucleo più profondo di noi stessi. Il tema del viaggio è un archetipo che accompagna da sempre l’umanità, da Ulisse a Dante, dalla ricerca del Graal al viaggio sciamanico e iniziatico di morte e rinascita, dal simbolismo alchemico alle fiabe e alla letteratura. Durante qualsiasi viaggio una mappa è necessaria per orientarsi. Sappiamo che le mappe non sono il territorio, per questo devono essere flessibili, devono essere spesso ridefinite, aggiornate, ridisegnate, man mano che il territorio reale si rivela e si dispiega davanti ai nostri occhi. Man mano che diventiamo più capaci di percorrerlo e di decifrarlo.
Nell’utilizzare questo schema di riferimento (il percorso, il viaggio, il cammino) possiamo avvalerci di validi modelli di evoluzione della coscienza che ci consentono di precisare meglio i contorni di quello che incontriamo e d’inquadrare (e quindi integrare) le esperienze molteplici che si schiudono quando la respirazione, praticata nel Rebirthing, apre l’accesso alle varie dimensioni della coscienza. Mi riferisco in particolare ai modelli (simili) elaborati da Ken Wilber e dalla Psicosintesi di Roberto Assagioli.
K. Wilber parla di uno sviluppo dalla dimensione prepersonale (che include in gran parte l’inconscio collettivo archetipico studiato da C.G. Jung), alla dimensione personale e al transpersonale. R. Assagioli, suddivide il suo modello della psiche (l’ovoide assagioliano; vedi sotto la figura) in inconscio inferiore, inconscio medio e inconscio superiore con l’inconscio collettivo (inteso come la psiche di massa, in un senso che lo differenzia parzialmente da Jung) che circonda l’ovoide con cui è in continua osmosi.
Inoltre, quest’approccio considera fondamentale dare attenzione ai temi psicodinamici e alla realizzazione di una psicosintesi personale intorno al centro dell’Io, pur mantenendo costantemente la visione dell’essere umano come un Sé spirituale (la sorgente dell’Io). Questa visione è la bussola che guida, come la stella cometa dei Magi, verso il dischiudersi della dimensione superconscia e verso una psicosintesi transpersonale. Anche Wilber insiste nel vedere il livello dell’io e il senso di identità e di consapevolezza individuale come tappe essenziali dell’evoluzione della coscienza: dalla unione Io/Universo inconscia e prepersonale, all’identità personale separata, all’unione conscia Io/Universo transpersonale.
Da quanto precede e ai nostri fini, ci interessa sottolineare due aspetti importanti che costituiscono una guida imprescindibile per orientarci sul nostro percorso: il primo è la distinzione tra inconscio inferiore o prepersonale e inconscio superiore o transpersonale.
Nell’inconscio inferiore, seguendo Assagioli, troviamo: la coordinazione delle funzioni fisiologiche, tendenze e impulsi primitivi, molti complessi psichici a forte tonalità emotiva che sono resti del passato prossimo o remoto, individuale, ereditario e atavico, manifestazioni morbose come fobie, pensieri ossessivi, ecc. e anche facoltà parapsicologiche spontanee e non dominate.
Nella dimensione transpersonale, che, come dice Wilber, si riferisce al futuro evolutivo dell’essere umano e non al suo passato, risiedono, allo stato latente o potenziale, le energie superiori dello Spirito e i poteri supernormali di tipo elevato. Da esso provengono anche le intuizioni e le ispirazioni superiori, gli imperativi etici, gli slanci altruistici.
L’altro aspetto che ci interessa si riferisce all’importanza che è necessario attribuire alla risoluzione delle problematiche che attengono alla sfera personale, al superamento degli aspetti conflittuali e al raggiungimento di una soddisfacente integrazione dei vari aspetti della personalità e di una sufficiente autonomia psicologica, anche in presenza di un’apertura verso la sfera transpersonale.
Questo ben si integra con la visione wilberiana (non presente in modo esplicito e dettagliato nella Psicosintesi) che distingue i livelli o stadi di evoluzione della coscienza dagli stati di coscienza, e in particolare dagli stati ampliati, in cui si entra in contatto con dimensioni non personali, sia prepersonali sia transpersonali, questi ultimi spesso chiamati “esperienze delle vette” (peak experiencesn
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