L'AMORE IN SE' E' LA META....26.07.10
La Folle Saggezza di San Francesco d’Assisi
Il cuore ha le proprie ragioni, che la mente non è in grado di comprendere. Il cuore ha la propria dimensione esistenziale, completamente oscura per la mente. Il cuore è più elevato e più profondo della mente, è al di là della sua presa. Sembra folle, stolto, sciocco, perché l’amore non segue la legge dell’utile. La mente è legata a ciò che è utile, conveniente. Usa ogni cosa per un altro scopo – ecco il significato di conveniente. La mente è orientata a uno scopo, vive in funzione di un fine; trasforma ogni cosa in strumenti funzionali a uno scopo – e l’amore non potrà mai essere ridotto a uno strumento, non sarà mai un mezzo, ecco il problema. L’amore in sé è la meta.
I folli, gli sciocchi hanno sempre avuto una loro saggezza, e il saggio agisce sempre come uno sciocco. In passato, tutti i grandi imperatori avevano sempre a corte uno sciocco, un giullare. Avevano molti saggi, consiglieri, ministri, ma non mancava mai uno sciocco.
Come mai? Perché ci sono cose che i presunti saggi non sono in grado di capire, solo uno sciocco può farlo; infatti, i cosiddetti saggi sono così stolti che la loro astuzia, la loro furbizia, chiude le loro menti. Uno sciocco è semplice, ed era necessario: molte volte quei saggi non osavano dire qualcosa, per paura dell’imperatore. Uno sciocco non teme nessuno, parlerà a ogni costo. Così si comporta uno stolto: con semplicità, senza pensare alle conseguenze.
Un uomo astuto prima di tutto pensa sempre alle conseguenze, poi agisce. Prima viene il pensiero, poi l’azione. Uno sciocco agisce, nessun pensiero anticipa mai la sua azione.
Quando una persona realizza l’Assoluto, non assomiglia mai a uno dei vostri saggi, è impossibile. Potrà assomigliare ai vostri sciocchi, mai ai vostri saggi!
Quando San Francesco si illuminò, iniziò a chiamarsi: "Il folle di Dio". Il papa era un uomo saggio, e quando San Francesco andò a trovarlo, perfino lui pensò che quell’uomo era impazzito. Era un uomo intelligente, astuto, calcolatore; altrimenti come avrebbe potuto diventare papa? Per diventarlo si devono superare un’infinità di giochi politici. Per diventare papa occorre diplomazia, un’aggressività votata alla competizione per scavalcare gli altri, per usarli come gradini e poi gettarli via.
È politica… poiché il papa è un capo di stato. La religione è secondaria, o meglio: non esiste affatto. Come potrebbe un uomo religioso lottare ed essere aggressivo per conquistare una posizione? Quelle persone sono solo dei politicanti.
San Francesco andò a incontrare il papa, e il papa pensò che fosse un folle. Ma gli alberi e gli uccelli e i pesci pensavano in un altro modo. Quando andava al fiume, i pesci saltavano in festa perché Francesco era arrivato. Migliaia di testimoni videro questo fenomeno: milioni di pesci saltavano insieme, il fiume era una danza argentata. San Francesco era venuto e i pesci erano felici. E ovunque andava, gli uccelli lo seguivano; andavano a sedersi sulle sue gambe, in braccio a lui. Capivano questo folle meglio del papa. Perfino alberi rinsecchiti e prossimi a morire rinverdivano e fiorivano, se San Francesco si avvicinava. Questi alberi capirono che questo folle non era un comune sciocco – era proprio ciò che diceva di essere: un folle di Dio.
(Osho)
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