NON SEI QUELL'OMBRA....Essere nell'emozione ma non dell'emozione.. ( interessante )..12..10..09

"Va ricordato che con la
nozione egoica del distacco compassionevole, dell'accettazione mal
compresa del proprio negativo... fiorisce il cinismo della mente, se
non c'è il cuore aperto ad accompagnarci."

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Quanto sono vere queste parole!!! In questi trentanni oltre ad incontrare ricercatori sensibili, veri, ho anche incontrato persone che, (come sopra spiegato) si dicevano già distaccati dai comuni mortali, ma purtroppo, negli atti pratici della vita, mostravano un lato talmente distaccato, privo di compassione, non solo di apparire cinici ma... di  Essere cinici...Parlavano con parole di luce, ma prive della vera Luce...Certamente è sottile quel velo e si può cadere in inganno, preda dall'astuta mente.. Personalmente ritengo che necessiti tanta attenzione per non cadere in questa trappola dell'ego...

Quando sento empatia per un cuore che soffre, allora comprendo che non sono diventata "dura" ma, il mio sentire quella forma di accettazione di ciò che è, non è nientaltro che quello che viene chiamato distacco emotivo, ma non certo di CUORE.

Sorridente viramo

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Tag: Comprensione

 L'errore
più grande che può compiere chiunque voglia conoscere veramente sé
stesso, per comprendere la sua originale natura, è cercare di scoprirlo
analizzando solo la propria ombra piuttosto che guardare al Sole che
permette questo riflesso.
L'ombra,
che metaforicamente corrisponde al nostro ego, è sia reale che irreale,
ma è un fenomeno immanente, intrinseco ad una dimensione che la
trascende.
Perciò
la direzione verso cui dobbiamo orientare il nostro sguardo e ricerca
va diretto verso la Luce-Coscienza (il Sole interiore), non certo
puntato verso l'ombra impermanente,
la quale non è nient'altro che un riflesso insostanziale, temporaneo e
dipendente. Il cambio di direzione - portare l'attenzione piuttosto che
rivolta all'esterno all'interno - è la vera conversione.

Essere nell'emozione ma non dell'emozione

Post n°677 pubblicato il 05 Ottobre 2009 da Praj Tag: Apertura, Consapevolezza, Emozioni, Meditazione

La
dimensione della coscienza risvegliata non ha niente a vedere con il
sentimentalismo e la mielosa compassione. Essa c'induce non ad essere
apparentemente gentili, ma a gettarci nelle fiamme dell’amore, della
compassione reale, nel teatro delle relazioni umane senza paura e
ipocrisia. Senza fingere.
In alcune circostanze la compassione ci
chiede di dire di no, di esternare la verità, di turbare, scuotere...
Per questo ci scuote e ci cura. Non è la verità compassionevole che è
terribile, ma il reale, in particolar modo quando si cerca di evitarlo.
La lucida compassione ci obbliga a non trascurare nessun aspetto delle
nostre vite, in specie quelli che ci sembrano i più brutti e
inaccettabili.
Questo modo di affrontare direttamente la cruda
realtà delle cose, senza titubanze, di gettarci nella confusione per
dissolverla, può sembrare una pazzia, mentre invece è il gesto più
creativo che ci sia.
Rimuovere il ciò che è, questa è la codardia.
Rifiutandolo, esso ritornerà in altre forme spaventose, sotto l'aspetto
di altri fantasmi.

Si dovrebbe invece tuffarsi totalmente nel ciò
che è. Ma noi invece non vogliamo guardare in faccia la realtà.
Facciamo piuttosto il possibile affinché ogni cosa sia in linea alle
nostre aspettative e così siamo diveniamo schiavi del sogno, della
speranzosa fantasticheria.

Invece sarebbe importante non rifiutare
nulla di quel che è, di quel che siamo. Se siamo irati, lasciamoci
ardere dalla rabbia. Questo è il solo modo di osservarne la chiarezza
implicita. Gli altri atteggiamenti che ci portano a smorzarla, capirla,
mostrarla, ovvero disfarsene e negarla in ogni maniera, ci fanno
restare incatenarti ad ogni genere di timore.
Tutti i nostri
tentativi per migliorarci, per essere più corretti o giusti, ci
allontanano dall’essenziale. Ogni sforzo di migliorare la situazione
dove siamo è fuorviante, rischia di farci allontanare dal ciò che è.

E, per essere lì con il ciò che è, occorre entrare in una dimensione meditativa.
Ma
la meditazione, orientata verso uno scopo, ci svia. Voler cercare la
vacuità, la pace, rilassarsi, essere più amorevoli…, sono dei modi per
evitare di entrare in uno spazio veramente meditativo, per aiutarci ad
avere una apertura incondizionata, uno spirito di accettazione.
Accettarsi non vuol dire però non cambiare. Ciò sarebbe una interpretazione strumentale egoica, di comodo, della faccenda.
Riconoscersi
e accettare di essere irosi, per esempio, non significa che si debba
indulgere in questa condizione. Vuol dire piuttosto vedersi onestamente
per quel che si è, ora, ma anche diventare consapevoli del perché siamo
in quel modo.
Tutto questo senza colpevolizzarci, senza condannarci.
Dovremmo perdonare e perdonarci, ma non certo per dirci che andiamo
bene così. Altrimenti questa sarebbe una pesante distorsione di un
messaggio che è in realtà molto più profondo del: è così e basta!

Accettare
l'ira d'accordo, ma non necessariamente questa esternata e riversata
sugli altri. Cosa c'impedisce di riversarla sugli altri? La
consapevolezza, l'umiltà, l'ascolto...
Va ricordato che con la
nozione egoica del distacco compassionevole, dell'accettazione mal
compresa del proprio negativo... fiorisce il cinismo della mente, se
non c'è il cuore aperto ad accompagnarci.
In sostanza, la
spiritualità autentica implica un balzo fuori dagli schemi del pensiero
ordinario, ci invita a guardare tutto in un altro modo, cioè dal punto
di vista del non ego, a superare il senso del “io”. Se non c'è
quest'approccio consapevole e aperto con il ciò che è, rischiamo di non
entrare in un rapporto autentico con la vita con il mondo. Perché più
forte è il “senso del “io”, più è problematico entrare in relazione con
qualsiasi cosa, compresi noi stessi.

 

www.meditare.net/.../presenza-nel-qui-ed-ora-ajahn-sumedho

NAMASTE' VIRAMOCiao!

questo post è bellissimo.

E' molto vero.

questo w.e. dovevo andare via, in Liguria, ma sono stata fermata da una spia della macchina che mi ha portato a fermarla per poter effettuare un controllo. In effetti ho dovuto cambiare 2 gomme che erano completamente lise, a rischio totale, ma grazie alla spia..ho evitato un danno maggiore.

bene. Questo "stop" mi ha portato a fermarmi a casa e ho potuto constatare, ancora una volta quanto mi è impossibile stare ancora nel vecchio e quando c capitombolo dentro..sono dolori, dolori consapevoli ma sempre dolori sono..dal nome "rapporto con mio padre".

Posso chiederti MARI, se io e lui abbiamo un dolore che c accomuna? perchè le reazioni che ha con me sono molto molto accentuate, molto forti.

bene.domani t scrivo e cercherò di essere più chiara e/o di sviscerare il tutto a scuola.

bacissimi consapevoli.

Grazie per il post.

p.s.: oggi per varie combinazioni pensavo all'ostrica e tu l'hai postata, nn è meraviglioso?

si, come meravigliosa è stata la spia che mi ha "Salvato" la vita.

MAREA

 

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