SPIRITUALITA' OLISTICA - Oltre l'apparente diversità siamo tutti uguali, tutti, imprescindibilmente,3.8.10

SPIRITUALITA' OLISTICA - Lucien Bruchon

      Oltre l'apparente diversità siamo tutti uguali, tutti, imprescindibilmente, parti dell’Assoluto.

A4/f,4- La spirale:

Vedi   Tavola F

“La vita serve ad osservare, conoscere, comprendere
e sperimentare il senso profondo della vita stessa.”

          Viviamo osservando un sistema dall'interno del sistema stesso. Questo rende impossibile averne una visione completa. E' come vivere in un labirinto. Per noi ci sono solo dei cunicoli dei quali si vedono solo i muri, e su questi schermi proiettiamo con convinzione ciò che crediamo essere la realtà.rte  
          La vita è un labirinto enorme, infinito. In ogni singolo momento il nostro orizzonte è limitato dai muri che abbiamo costruito intorno a noi. Questi muri sono le paure, le illusioni e le identificazioni. Ad ogni angolo si presenta un paesaggio del tutto nuovo ed è difficile capire in quale modo si collega con gli altri. Di fronte a tale difficoltà dimentichiamo ciò che avevamo sperimentato in precedenza e lasciamo un'illusione per un'altra. 


          Se troviamo un mezzo per innalzarci al di sopra dei muri, cominceremo a percepire la struttura del labirinto. Questo mezzo è l'osservatore distaccato. All'inizio vedremo ci troviamo fino a dieci anni luce di distanza. Finché non possiederemo la capacità tecnica di costruire un telescopio più potente non potremo affermare nulla di ciò che ipotizzavamo essere oltre questo limite. E sappiamo che
 

rte e di quella dell'ASSOLUTO che si manifesta nella creazione.
          Così si offre a noi l'occasione di praticare l'Alchimia Spirituale, cioè di tramutare in oro (consapevolezza superiore) il piombo delle esperienze passate (limitatezze, illusioni, paure, false interpretazioni e identificazioni). La nostra esperienza, trattenuta nell'inconscio, è un scheggia dell'esperienza Umana e ciò che sperimentiamo non ha nulla di anormale, nulla  che si deve nascondere, nulla da temere. Si offre a noi l'occasione di conoscere l'Umanità e l’ASSOLUTO attraverso la nostra esperienza e l'esperienza degli altri. Questa consapevolezza di “ciò che è” deve essere svincolata da qualunque giudizio.
          Dobbiamo quindi approfittare della occasione offerta dalla vita per ampliare la nostra consapevolezza del “tutto”, senza identificarci con l'esperienza momentaneamente vissuta, perché essa è nostra solo in quanto ci è stato chiesto di sperimentare questa sfaccettatura dell'Umana esperienza. Ma noi non siamo questa esperienza. Identificarci con un aspetto particolare del nostro vissuto vuol dire chiuderci a nuove e più ricche esperienze e bloccare l'evoluzione generale.
          La legge dell'evoluzione del nostro cervello, dalla nascita all'età adulta, è un continuo moltiplicarsi delle connessioni neuronali. E' perciò evidente che la nostra crescita va verso una conoscenza sempre più globale dell'Uomo, della natura, della materia e dello spirito, e la capacità di farne una continua sintesi.

          E' altrettanto vero che, con qualunque strumento di osservazione messo a nostra disposizione, possiamo conoscere solo quello che esiste entro il limite di sensibilità di questo strumento. Con un telescopio di una potenza di dieci anni luce, per esempio, potremo conoscere tutto quello che esiste dal punto dove

per  finché non ne raggiungeremo una percezione globale, non conosceremo il suo reale significato.tanti, ciò che è invisibile non esiste proprio.

          Se abbiamo costruito una nostra sicurezza psicologica sulle conoscenze finora acquisite, rifiuteremo di affinare i nostri strumenti e negheremo le percezioni e conoscenze di chi vede più lontano.
          Chi non va avanti ristagna o regredisce. Il nostro amico Destino non ci lascerà a lungo in questa trappola e, presto o tardi, verrà a darci una nuova spinta. Lamentiamo spesso di dover riaffrontare le esperienze che credevamo di avere superate o scansate. Il fatto è che ogni esperienza possiede centinaia di sfaccettature e,


     percezione f]. Abbiamo voluto, con questa schematizzazione, mettere in evidenza il fatto che non possiederemo la conoscenza globale finché non avremo raggiunto il più alto grado di evoluzione, il piano del silenzio, dove      Nella tavola F abbiamo rappresentato questo ritorno ciclico delle esperienze con una spirale. La spirale è un movimento che si richiude su se stesso ma ad ogni giro la nostra prospettiva, se la nostra posizione è leggermente più elevata di quella del giro precedente,  può cambiare. All'inizio della nostra evoluzione giriamo lontano dal centro di verità (asse della spirale) e, se siamo identificati con lo strumento di sperimentazione che stiamo usando, vivremo incastrati in uno circolo vizioso che ci riporterà ad affrontare sempre gli stessi problemi [A E A'], allo stesso livello (il piano fisico nella tavola). Se temiamo di, o se non siamo ancora pronti a, introdurre delle emozioni o dei sentimenti nella nostra vita, continueremo ad alimentarci solo di nutrimenti materiali e la nostra condizione fisica diventerà sempre più densa e limitativa.
          Quando invece aspiriamo a qualcosa di più, provare delle emozioni per esempio, cominciamo ad assorbire un nutrimento leggermente più raffinato e quello che prima era un circolo vizioso diventa una spirale. Ricordiamo ciò che abbiamo detto nel capitolo “La traiettoria di minima resistenza”: “L'acquisizione di informazioni non solo aumenta la quantità di conoscenza ma modifica, contemporaneamente, lo strumento conoscitivo”. Quindi, ad ogni giro la prospettiva che abbiamo dei nostri problemi o esperienze è leggermente diversa di quella precedente. Alzandoci, l'orizzonte delle nostre percezioni si amplia [aree b e b' quando raggiungiamo i punti B e B']. Contemporaneamente, l'acquisizione di un poco più di consapevolezza ci avvicina al centro di verità.
          Nella tavola abbiamo rappresentato solo due esperienze, o problemi, ciclici. Sappiamo che sono migliaia, ma per chiarezza non era possibile schematizzarne di più.
          Vediamo che all'inizio della nostra crescita [i punti B, C, B' e C'] le aree di percezioni [b, c, b' e c'] non si sovrappongono. Solo più avanti la conoscenza acquisita in un campo diventa utile alla comprensione dell'altro e cominciamo a percepire i rapporti analogici che ci sono tra di loro. Proseguendo la nostra crescita [punti D, E, D' e E'] le aree di percezioni [d, e, d' e e'] cominciano a sovrapporsi [zona x in verde e z in verde chiaro]. Notiamo anche che se queste aree di percezioni si estendono lungo il cerchio di base e verso l'esterno - che rappresentano l'esperienza globale da raggiungere - esse tardano a raggiungere il centro di verità [vuoto v nel piano di
la nostra comprensione sarà così raffinata da poter intendere il PIANO dell'ASSOLUTO. Ogni volta che realizziamo tutta la bellezza di un nuovo strumento di percezione e di sperimentazione della natura della vita e del nostro essere, tendiamo a identificarvici. Così ricadiamo in un altro circolo vizioso del quale potremo rimanere prigionieri molto a lungo.
          Di fatto, quando possediamo uno strumento, che sia fisico, emotivo, mentale, intuitivo o del distacco, è normale rimanerne affascinato. Vedremo nel libro B che al piano intuitivo il pericolo dell'identificazione comincia a diminuire per diventare insignificante al piano della libertà e del tutto inesistente a quello del silenzio. Per quelli precedenti, tendiamo a nutrirci del nutrimento della stessa natura o, purtroppo, di natura inferiore. 

SPIRITUALITA' OLISTICA - Lucien Bruchon


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