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Apprezzamento e gratitudine

Come allenarle per portare gioia nella tua vita

Lunedì 09 Aprile 2018 00:00 - Trasformazione

Apprezzamento e gratitudineDal punto di vista del counseling riteniamo importante guidare la persona ad espandere il proprio processo di consapevolezza, comprendendo quali sono le azioni compiute nel presente per costruire la realtà in cui vive. In questo modo la persona diventa il regista del suo percorso di crescita personale, fino a diventare counselor di se stesso. Cosa significa “diventare consapevoli delle azioni che facciamo per costruire la nostra realtà?”

Significa che gli stati d’animo che frequentiamo abitualmente durante la giornata sono fatti dai pensieri ed azioni che frequentiamo più spesso: ogni stato d’animo è frutto di un atteggiamento mentale, e se rintracciamo la struttura di questo atteggiamento, possiamo scegliere se e come frequentarlo. 

Perché questa introduzione? Perché questo scritto è rivolto a tutti! Tutti possiamo imparare a portare lo stato d’animo dell’apprezzamento e della gratitudine nella nostra vita! Decidiamo finalmente di non credere più alla tipica frase “eh io sono fatto così…” Ognuno di noi può diventare counselor di se stesso e cambiare le sue abitudini interiori limitanti, come ad esempio quella di lamentarsi o di vedere sempre il lato negativo delle cose. Possiamo espandere il nostro carattere ed arricchirlo di tutte le qualità che vediamo negli altri se comprendiamo come farlo!

Da dove nasce la gratitudine? Come possiamo imparare a generarla? 

La gratitudine è uno stato d’apertura del cuore in cui ci sentiamo in profonda connessione con la realtà: questo stato ci rende più felici, più soddisfatti, motiva le persone attorno a noi, migliora i nostri rapporti e la nostra salute. 

Come accade questo? Qual è la struttura della gratitudine?

Il fiore della gratitudine sboccia dal seme dell’apprezzamento.

È l’apprezzamento che ci permette di riconoscere e dare valore ai doni silenziosi che riceviamo ogni giorno, si tratta di un atteggiamento mentale che possiamo allenare e si basa sul riconoscimento di tutto ciò che di buono c’è intorno a noi e nell’azione quotidiana di dare valore a tutto questo. 

Se siamo a tavola, prima di tutto è bene accorgerci che anche oggi abbiamo il privilegio di nutrirci: avendo riconosciuto e apprezzato questo, la gratitudine sorge spontanea. La gratitudine è un sentimento che nasce dalla consapevolezza di aver ricevuto un dono: prima è necessario accorgersi del dono, poi possiamo sentire ed esprimere la gratitudine per averlo ricevuto.

Non si tratta di diventare ciechi alla sofferenza o alle difficoltà della vita, ma di decidere che cosa mettere in primo piano e cosa mettere sullo sfondo in ogni momento.

Apprezzare ciò che c’è richiede presenza e attenzione, senza quest’ultima siamo guidati dall’atteggiamento che pratichiamo più abitualmente. Se siamo abituati ad osservare ciò che non va, se siamo quel tipo di persone che dopo essere state alle terme dicono  “tutto molto bello, peccato che faceva troppo caldo”, senza attenzione continueremo con estrema facilità ad osservare ciò che non va nella vita di tutti i giorni, e questo fa la differenza nella qualità di ogni nostra giornata. 

L’attenzione è un muscolo invisibile e si può allenare! È lo strumento fondante di ogni percorso di crescita personale. 

Perché farlo? La risposta è semplice  e motivante: 

perché dalla qualità della nostra attenzione dipende la qualità della nostra vita.

Quando osserviamo il mondo con uno sguardo “attento a ciò che manca” ed ostile al momento presente, viviamo male e coltiviamo un cattivo umore. 

Quando il nostro sguardo è attento ad apprezzare il momento presente, il nostro umore cambia e ci sentiamo più energici, vitali e colmi di gratitudine. 

Guidare la nostra attenzione richiede uno sforzo, perché spesso le nostre abitudini mentali guidano l’attenzione dove non vorremmo. Lo sforzo di cui stiamo parlando diventa uno sforzo entusiastico se siamo consapevoli che, mentre impariamo a padroneggiare la nostra attenzione, stiamo diventando creatori attivi della nostra vita. Siamo sempre attenti a qualcosa, soltanto che non sempre siamo consapevoli di che cosa. L’invito di questo scritto è quello di allenare l’apprezzamento e portare la gratitudine nella propria vita attraverso un semplice compito che, se ripetuto con costanza, porterà risultati percepibili nel quotidiano. Si tratta di un esperienza di cambiamento che abbiamo visto accadere più e più volte nella nostra accademia di counseling e, siccome ne conosciamo il valore, crediamo possa risultare utile al percorso di crescita personale di ognuno. Di cosa si tratta? 

Possiamo allenarci coltivando l’abitudine di generare tre pensieri di apprezzamento e gratitudine ogni mattino, prima di alzarci, ed ogni sera prima di andare a dormire.

Se ripetiamo questo piccolo gesto per un mese, potremo osservare dei cambiamenti nella nostra vita, a partire dal nostro umore. 

Portando avanti questo piccolo allenamento impariamo a padroneggiare uno dei processi principali per determinare la qualità della nostra vita: la scelta di cosa guardare e come guardarlo. 

Si tratta di un processo che, se non viene sorvegliato dalla nostra consapevolezza, la mente lo svolgerà comunque senza il nostro consenso e senza chiederci come farlo, ripetendo gli automatismi che ci rendono schiavi delle nostre abitudini. Il nostro cervello in ogni momento è intento a selezionare una quantità infinita di dati sulla realtà: sceglie a cosa dare più importanza e come guardare ciò che accade. 

Facciamo un esempio: Marco è al ristorante con gli amici, ha quasi finito di mangiare un’ottima cena quando, ad un certo punto, il suo cellulare inizia a squillare. Lo stanno chiamando dal lavoro e deve rientrare per un’urgenza. A quel punto il suo umore è già cambiato, è scocciato e nervoso e passa l’ultima mezz’ora al tavolo immerso nel suo mondo di pensieri. Mentre sale in macchina e sta guidando verso il lavoro pensa “che schifo di serata, non ci voleva”. Di tutta la bella serata ha selezionato quell’imprevisto, che ha così condizionato il suo umore. 

Chissà come sarebbe stata la serata del nostro amico se avesse allenato lo sguardo dell’apprezzamento… Forse sarebbe rimasta in lui la sensazione della bella serata trascorsa, e sarebbe andato a lavorare carico di gratitudine di essersi appena gustato un buon cibo in compagnia di ottimi amici!

Uno sguardo capace di apprezzare e dare valore a ciò che accade è uno sguardo di pace, rivoluzionario. È lo sguardo del counselor, che nel presente vede e apprezza tutto ciò che il suo cliente non riesce a cogliere. 

Apprezzamento e gratitudine ci insegnano che non dobbiamo fare nulla di speciale per essere felici, piuttosto possiamo imparare a riconoscere, momento per momento, i doni già presenti nella nostra vita. 

Quello che vi abbiamo proposto è una semplice pratica che può portare grandi cambiamenti nella crescita personale di ognuno di voi; non vi chiediamo di credere alle nostre parole, vi chiediamo di praticare e di fare voi stessi l’esperienza: saremo ben felici di sapere come va la vostra pratica se vorrete condividerla! 

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Apprezzamento e gratitudine - Tre Counseling



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