Il bambino interiore vive un intero spettro di emozioni intense, dalla gioia al dolore, dalla felicità alla tristezza.

In noi c'è un bambino interiore
"Tutte le persone che noi chiamiamo 'geni' sono uomini e donne
che in qualche modo sono sfuggiti al pericolo di assopire quello strano
e meraviglioso bambino che è in loro."
Barbara Sher Wishcraft

 

In ognuno di noi vi sono due aspetti distinti della personalità: l'adulto e il bambino. Quando queste due parti sono in relazione e lavorano di concerto, si ha interiormente un senso di totalità. Quando non sono in contatto fra loro, o perché ferite, o perché presentano delle disfunzioni o perché sono ferme nel loro sviluppo, si ha interiormente un senso di conflitto, di vuoto e solitudine.

È molto importante avere una comprensione chiara e una visione posi­tiva del bambino interiore. Per tradizione, nella nostra cultura ai bambini è stata riservata una minore considerazione di quanta non ne sia stata riservata agli adulti e rispetto a questi ultimi sono stati considerati meno importanti e meno saggi. Da bambini, in genere, ci siamo sentiti impotenti; di conseguenza, spesso assimiliamo l'impotenza e l'essere privi d’importanza all'essere bambini.
Inoltre, poiché spesso siamo stati tacciati di essere cattivi e fonte di dispiacere, forse riteniamo il nostro bambino interiore, un seccatore. Poiché da bambini non siamo stati veramente apprezzati, può risultare difficile apprezzare il bambino che è in noi.
È possibile che l'importanza che gli riconosciamo sia scarsa, perpetuando in tal modo le nostre esperienze in­fantili e ingenerando un distacco al nostro interno che a sua volta alimen­ta il nostro sentimento di miseria. Comprendere e apprezzare il nostro bambino è essenziale per acquistare la nostra interezza.

 

 

Definire il bambino interiore

Il bambino interiore vive un intero spettro di emozioni intense, dalla gioia al dolore, dalla felicità alla tristezza. Il bambino interiore funziona nei mo­di d'essere, sentire e vivere dell’emisfero destro del cervello, in quanto opposto all'adulto che funziona secondo le modalità del fare, pensare e agire dell'emisfero sinistro del cervello, il quale ha tuttavia anche lui tutto un arco di emozioni.
Il “fare” fa riferimento al mondo fisico e all'ambito dell'agire nella realtà esterna, mentre l"essere" fa riferimento all'esistenza interiore, emozionale e spirituale. Il 'fare' costituisce un'esperienza attinente la realtà esterna mentre l"essere' costituisce un'esperienza interiore.
Il bambino è la parte istintuale della nostra personalità, rappresenta le nostre emozioni 'viscerali'.
Talvolta è stato fatto riferimento al bambino come all'inconscio, ma se non ne siamo consapevoli è solo perché gli abbiamo dedicato troppa poca attenzione. L'inconscio risulta immediatamente accessibile alla coscienza quando desideriamo seriamente conoscerlo. Il nostro bambino interiore ha in sé le emozioni, i ricordi e le esperienze della nostra infanzia, che ci è dato di rievocare quando cerchiamo di apprendere da lui.

Possiamo guardare al bambino da due diverse angolazioni: da un lato considerando il bambino in quanto amato dall'adulto interiore, dall'altro, in quanto non amato, criticato, trascurato e abbandonato. Vi è un solo bambino interiore. In ogni dato momento questo bambino o è amato o non è amato dall'adulto interiore, e le sue emozioni e i suoi comportamenti sono la diretta conseguenza della scelta dell'adulto di conoscerne i desideri, i bisogni e le emozioni, nonché di assumersene la responsabilità, oppure di difendersi da questa consapevolezza e da questa responsabilità.

 

 

Il bambino non amato

Quando l'adulto interiore sceglie di difendersi dal fatto di recepire i sentimenti e i bisogni del bambino e di esserne responsabile, opera un distacco da questo attraverso varie forme di vergogna, trascuratezza e indulgenza. Il bambino, allora, si sente non amato, abbandonato ed estremamente solo; giunge alla conclusione di essere cattivo, privo d’importanza, inadeguato, insufficiente, di non meritare di essere amato, altrimenti non sarebbe stato abbandonato, né dalle figure adulte della realtà esterna (genitori e nonni) né dal suo adulto interiore.

Le situazioni di distacco esterne e interiori ingenerano nel bambino sentimenti intensi di paura, di colpa e vergogna, così come la sensazione di essere solo al mondo e solo interiormente. Il bambino teme di essere rifiutato, abbandonato e controllato, prima dalle figure che si prendono cura di lui sul piano della realtà esterna, poi dall'adulto interiore; proietta infine queste paure sugli altri, credendo, in genere, che gli altri lo stiano rifiutando, abbandonando o stiano tentando di controllarlo.

Il sentimento di solitudine è per tutti noi il sentimento più difficile da sopportare. Causa un dolore talmente profondo che tutti noi facciamo sforzi estremi per non provarlo. Quando da bambini i genitori o altre figure adulte ci rifiutano, inducono in noi sentimenti di vergogna, ci abbandonano o abusano di noi, il dolore per il loro abbandono è talmente insopportabile, che l’adulto interiore si distacca dal bambino interiore, in modo da non provare quei sentimenti.
Allora il bambino interiore non soltanto si sente solo e abbandonato di fronte al mondo, ma si sente altrettanto solo e vuoto a livello interiore, senza alcuna figura interna che lo protegga dall’aggressività altrui.

da "Cura il tuo babino interiore"
di Erika Chopich e Margaret Paul

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E per me è chiaro....

Il sentimento di solitudine è per tutti noi il sentimento più difficile da sopportare......

E così lo è stato...mi sono sempre sentita sola anche se avevo persone intorno, facevo 1.000 cose ed anche con un figlio mi sono sentita sola...Piango

Ora invece so di non esserlo! è questa la cosa che mi fa più felice...dentro di me non c'è più qs. angoscia di solitudine....ora il mio vuoto=anima si sta arricchendo....come un cappone all'ingrasso!!

MA CHE BELLO!! Linguaccia

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