I SETTE SPECCHI ESSENI

2008 press photo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Sette Specchi. Gli Esseni, i rapporti umani e la compassione (di Cristina Bacciotti)

CHI SONO GLI ESSENI?

Chiamati
anche nazareni - Nazareth era un loro presidio molto importante - è il
popolo da cui discende Gesù Cristo e che si presume vivesse vicino a
Masada. Gli esseni erano contadini, frutticoltori e profondi
conoscitori delle proprietà delle erbe, dei cristalli e del colore con
i quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto.

Detenevano
quindi un'antica conoscenza, tramandata da Atlantide, portata in
Palestina da Mosè e dal suo popolo (gli esseni) e divulgata
successivamente in Europa dagli egizi. Medici e guaritori, con leggi e
tradizioni ortodosse, imponevano a chi desiderava entrare nella loro
comunità delle iniziazioni che duravano fino a sette anni.

La
loro era una stirpe reale, proveniente da una razza e cultura diversa
da quella dei rabbini e farisei del Tempio di Gerusalemme. Convinti
vegetariani, non facevano sacrifici a Dio e dedicavano molto del
proprio tempo a ringraziarlo, attraverso le preghiere che rivolgevano
agli Angeli, a cui erano particolarmente devoti.

Si dice
che si alzassero all'alba e andassero nei boschi a chiamare le energie
angeliche, con le quali si intrattenevano in modo molto naturale.
Abbandonate le vanità del mondo, si erano ritirati ad una vita semplice
che consentiva di avvicinarsi allo spirito per viverlo nella materia
come successivamente Gesù il Cristo (cristhos = "sapere") ci ha
ampiamente raccomandato.

Si dice che il loro nome abbia
una radice ebraica hasidim ("Pii"); altri sostengono che esseni derivi
dall'aramaico asya ("medico"). Ciò che di "ufficiale" si sa di loro ci
viene tramandato dagli scritti di Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe,
Filone Alessandrino e dai Rotoli di Qumran ritrovati a Qumran, vicino
al mar Morto, intorno al 1947. Questi antichi rotoli, decodificati
dall'ebraico antico e dall'aramaico, sono stati solo parzialmente
divulgati. Perché non lo sono stati interamente? Cosa contenevano di
così pericoloso?

LA SPIRITUALITÀ ESSENA

Molti
dei loro insegnanti spirituali sono presenti in numerose religioni. In
particolare, l'aspetto esoterico dell'insegnamento esseno era
rappresentato dall'albero della vita e dalle comunioni essene con gli
angeli di cui troviamo traccia nel libro Il Vangelo Esseno della Pace
dove gli angeli vengono chiamati energie elettromagnetiche della luce,
dell'aria, della terra, dell'acqua e del sé.

L'esperienza
essena si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, negli insegnamenti
dei Veda e nel buddismo, dove il "sacro albero dell'illuminazione" non
è altro che l'albero della vita. In Occidente contribuirono alla
ricerca spirituale dello gnosticismo, della Cabala e del Cristianesimo.

Uno
tra i principali argomenti di studio della comunità essena riguardava
il tema della resurrezione del corpo che trovava il suo fondamento
nella convinzione che ci sarebbe stato un tempo (il nostro) in cui il
corpo sarebbe risorto a nuova vita; un tempo in cui l'uomo avrebbe
sconfitto la morte e i "figli della luce" (come gli esseni si
definivano) avrebbero vissuto nella Luce.

Il pensiero
esseno sosteneva anche che l'essere umano, in accordo con il proprio
Dio interiore, custodisce un "progetto dell'anima" e che, aiutato dai
propri angeli custodi, dalle guide e dai maestri, arriva sulla Terra
per imparare ciò che si è prefisso, acquisendo integrità ed esperienza
per crescere nella consapevolezza di essere di luce.

L'uomo
ha quindi il suo destino di predestinazione e poco può fare per
cambiarlo; può agevolarlo o ritardarlo, ma è solo una questione di
tempo. Concetti quali "la vita dell'anima" e "la coscienza dopo la
morte fisica" erano ampiamente insegnati nelle loro scuole di saggezza
e nello studio dei simboli come l'albero della vita.

Per
meglio conoscere la grande esperienza spirituale tramandata dagli
esseni, occorre risalire al tempo del faraone egizio Amhenotep IV o
Akhenaton della XVIII dinastia, che impose il culto monoteistico del
disco solare Aton. Venuto sulla Terra con il preciso compito di
divulgare alcune conoscenze sull'unico dio Aton, Akenathon si dedicò
alla preparazione di un popolo che successivamente avrebbe per primo
prodotto un cambiamento nella coscienza, iscritto nel DNA delle
generazioni successive e che si sarebbe risvegliato a tempo debito. Il
popolo in questione erano gli esseni, portati successivamente in
Palestina da Mosè, che alcuni sostengono essere stato Akenaton stesso.

L'EREDITA' SPIRITUALE DEGLI ESSENI

Un
bellissimo colloquio fra Carlos Castaneda e Don Juan suo maestro dice:
"Un improvviso colpo di vento mi colpì, facendomi bruciare gli occhi."
Guardai il punto in questione e vidi che tutto era normale. "Non riesco
a vedere niente" dissi. "L'hai appena sentito" - rispose lui - "Cosa?
Il vento?". "Non solo il vento", disse lui, "Ti può sembrare il vento,
perché il vento è la sola cosa che conosci".

Gregg Braden,
famoso geologo e spiritualista americano, dice che noi siamo coloro che
"camminano tra i mondi", i pionieri, ovvero coloro che hanno un piede
nella vecchia concezione del mondo e un altro nel nuovo risveglio che
conduce a ricordare chi siamo veramente. Si sta ristabilendo il
contatto con gli angeli, con quelle energie elettromagnetiche che sono
perfettamente consapevoli e vive intorno a noi.

Riflettete:
che cosa sta succedendo? Quante sono le cose che non conosciamo? Le
nostre convinzioni tradizionali e i nostri condizionamenti si stanno
sgretolando per lasciar spazio a nuovi modi di essere e di pensare, ad
emozioni capaci di risvegliare in noi quelle parti addormentate da
molto tempo.

A questo proposito gli esseni ci hanno
tramandato una "tecnologia" che ci permette di velocizzare questo
processo di trasformazione, rendendolo al tempo stesso più armonioso e
gentile. Si tratta di una "tecnologia interiore", arrivata a noi grazie
al prezioso lavoro di Gregg Braden, nota come I Sette Specchi Esseni
dei rapporti umani e della compassione.

Applicare questa
tecnologia alla propria vita implica un cambiamento nelle emozioni e il
raggiungimento della serenità e della quiete; tutto il mondo intorno a
noi cambierà, perché ciò che noi siamo nel presente cambierà. L'uomo
crea infatti la propria realtà attraverso i pensieri e le emozioni;
intervenire su pensieri ed emozioni può quindi cambiare il mondo
intero.

Alcuni potrebbero obiettare che si tratta di un
concetto semplicistico e incapace di modificare realtà devastanti,
quali la fame nel mondo e le guerre in atto in vari Paesi. Ma tutto
inizia dal primo mattone; se il primo passo è un atto di pace e di
comprensione di ciò che si è nel presente, tutti i rapporti umani ne
avranno un beneficio e chi sta di fronte cesserà di essere il nemico.

Di seguito riportiamo la "tecnologia" relativa ai Sette Specchi e alcuni passaggi tratti dalla videoconferenza Camminare tra i Mondi di Gregg Braden.

I SETTE SPECCHI ESSENI

Gli
antichi esseni identificarono, forse meglio di chiunque altro, il ruolo
dei rapporti umani definendoli in sette categorie: sette misteri
corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano
avrebbe sperimentato nel corso della propria vita di relazione. Gli
esseni hanno definito queste categorie "specchi", ricordandoci che, in
ogni momento della vita, la nostra realtà interiore ci viene
rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che
ci circondano.

Il primo Specchio Esseno
riguarda la nostra presenza nel momento presente. Il mistero è
incentrato su cosa noi inviamo, nel presente, alle persone che ci
stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di
comportamento in cui dominano la rabbia o la paura, lo specchio
funziona in entrambi i sensi. Potrebbe invece trattarsi di gioia,
estasi e felicità perché ciò che vediamo nel primo specchio è
l'immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo
rimanda, rispecchiandoci.

Il secondo Specchio
Esseno ha una qualità simile alla precedente, ma è un po' più sottile,
anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo
nel presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di
comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia e
se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora
chiedetevi: "Mi stanno mostrando me stesso nel presente?". Se potete
onestamente rispondervi con un no, c'è una buona probabilità che vi
stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente. La
rabbia, l'astio o la gioia che voi state giudicando.

Il terzo Specchio
Esseno è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché è
percepibile ogni volta che ci troviamo alla presenza di un'altra
persona, quando la guardiamo negli occhi e, in quel momento, sentiamo
che accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che
forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, la
pelle d'oca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa è successo in
quell'attimo? Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene
chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza,
rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi per poter sopravvivere
alle esperienze della vita. Queste "parti di noi" possono venir perse
più o meno consapevolmente, o portate via da coloro che esercitano un
potere su di noi. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche
motivo inspiegabile, sentite l'esigenza di passare del tempo con lui,
ponetevi una domanda: che cos'ha questa persona che io ho perduto, ho
ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi
molto, perché in realtà riconoscerete questa "sensazione di
familiarità" quasi verso chiunque incontriate. Vedrete cioè delle parti
di voi stessi in tutti. Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

Il quarto Specchio
Esseno è una qualità un po' diversa. Spesso nel corso degli anni ci
accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano
tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per
accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi e creano
dipendenza. Il quarto mistero dei rapporti umani ci permette di
osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione.
Attraverso esse rinunciamo lentamente proprio alle cose cui teniamo di
più, le cediamo, le lasciamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza
e compulsione, molte persone pensano all'alcol e alla nicotina. Ma ci
sono altri modelli di comportamento più sottili; si pensi all'esercizio
di controllo in ambito aziendale e in famiglia, alla dipendenza dal
sesso e dal possedere o generare denaro e abbondanza. Quando una
persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che
il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel
tempo. Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello
dell'alcolismo o all'abuso di sostanze, forse stiamo rinunciando a
porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo,
dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza. Il
tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni
stadio, senza dover arrivare agli estremi e perdendo tutto. Possiamo
riconoscerlo, guarirlo e ritrovare la nostra interezza ad ogni step.

Il quinto Specchio
Esseno è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere
meglio, e con maggiore profondità degli altri, la ragione per cui
abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo
specchio che ci mostra i nostri genitori e l'interazione che
intratteniamo con loro. Attraverso esso ci viene chiesto di ammettere
la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi
riflettano le credenze e le aspettative che nutriamo nei confronti del
rapporto più sacro che ci sia dato di conoscere sulla Terra: il
rapporto che intercorre fra noi, la nostra Madre e il nostro Padre
Celeste, vale a dire con l'aspetto maschile e femminile del nostro
creatore, in qualunque modo lo concepiamo. La relazione con i nostri
genitori può quindi svelarci il nostro rapporto con il divino. Per
esempio, se ci sentiamo continuamente giudicati o se viviamo in una
condizione per cui "non è mai abbastanza", è altamente probabile che il
rapporto con i nostri genitori rifletta la seguente verità: siamo noi
che, grazie alla percezione che abbiamo della nostra persona e del
Creatore, crediamo di non essere all'altezza e che forse non abbiamo
realizzato quello che da noi ci si aspettava.

Il sesto Specchio
Esseno ha un nome abbastanza infausto; gli antichi lo chiamarono
infatti l'oscura notte dell'anima. Ma attenzione, lo specchio in sé non
è necessariamente sinistro come il nome che porta. Attraverso un'oscura
notte dell'anima ci viene infatti ricordato che la vita e la natura
tendono verso l'equilibrio e che ci vuole un essere magistrale per
bilanciare quell'equilibrio. Nel momento in cui affrontiamo le più
grandi sfide della vita, possiamo star certi che esse divengono
possibili solo dopo aver accumulato gli strumenti necessari per
superarle con grazia e facilità; perché è quello il solo modo per
superarle. Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti, non ci
troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare
determinati livelli di abilità. Quindi, da questa prospettiva, le sfide
più alte della vita, quelle che ci vengono imposte dai rapporti umani e
forse dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere concepite come
delle grandi opportunità, che ci consentono di saggiare la nostra
abilità, anziché come dei test da superare o fallire. E' proprio
attraverso lo specchio della notte oscura dell'anima che vediamo noi
stessi nudi, forse per la prima volta, senza l'emozione, il sentimento
ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno
per proteggerci. Attraverso questo specchio possiamo anche provare a
noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia e che tale fiducia
può essere accordata anche a noi, mentre stiamo vivendo la vita. La
notte oscura dell'anima rappresenta l'opportunità di perdere tutto ciò
che ci è sempre stato caro nella vita. Confrontandoci con la nudità di
quel niente, mentre ci arrampichiamo fuori dall'abisso di ciò che
abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, possiamo però
esprimere i nostri più alti livelli di maestria.

Il settimo Specchio
Esseno dalla prospettiva degli antichi era il più sottile e, per alcuni
versi, anche il più difficile. E' quello che ci chiede di ammettere la
possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi
risultati, è di per sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si
riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti
per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella
vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di
nessun genere. Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce
del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati
facendo uso di un metro esterno. Ma a quel punto sorge la seguente
domanda:"A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri
risultati? Quale metro usiamo?" Nella prospettiva di questo specchio ci
viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra
vita personale - qualsiasi aspetto - sia perfetto così com'è. Dalla
forma e peso del nostro corpo, ai risultati personali in ambito
accademico, aziendale o sportivo. Ci renderemo conto insieme che, in
effetti, questo è vero e che un risultato può essere sottoposto a
giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno. Il
settimo specchio ci invita quindi a permetterci di essere il solo punto
di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

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