MI è stato chiesto di spiegare come si evolve la vita nell'Aldilà.( INTERESSANTISSIMO ARTICOLO )

 

MI è stato chiesto di spiegare come si evolve la vita nell'Aldilà, ho pensato per ora di mettere questo articolo che ho trovato molto interessante! Ci sono punti in cui mi sono ritrovata a pennello, quando vengono spiegate le comunicazioni di questo "IO" al tramite.
Successivamente spiegherò qual'è il mio punto di vista, sempre in base agli stralci di spiegazioni che mi sono state date dal mio Messaggero. :wub:

Il processo evolutivo dell'Anima nell'Aldilà
Convegno di Bellaria-Rimini: 7-11 aprile 2005

Si è sempre detto e scritto in teologia e nelle ricerche sul paranormale che l'Io (o anima) continua a esistere dopo la scomparsa dell'ordine organico (corpo) in una dimensione "oltre" di vita, caratterizzata da un incantevole panorama di luce, di gioia, di canto con al centro l'incontro con Dio. Questo è tutto vero. Si è parlato anche e si parla dell'acquisizione di un nuovo "corpo sottile o astrale" capace di attraversare luoghi e spazi anche chiusi con facilità e al di fuori delle consuete coordinate geo-temporali. Tale corpo avrà varie fasi nel suo modo di presentarsi e ciò dipenderà dallo stadio di sviluppo dello spirito fino a giungere alla perfetta luminosità e trasparenza, tanto da essere un "corpo di luce o corpo glorioso".

Nei primi tempi, come insegna la teologia e come molti eventi straordinari rivelano (presenza di personaggi mai visti che aiutano nei momenti di bisogno e poi scompaiono), esso, però, sarà similterreno in modo da permettere ai nostri cari di essere più vicini ai luoghi e alle persone lasciate quaggiù sulla terra. Come si evidenzi una tale vicinanza resta comunque un fatto misterioso.

Tutto questo presuppone che si sia soggetti a una continua evoluzione, la cui natura dipende dall'esercizio della propria autodeterminazione e da un codice insito in ciascuno, in base al quale ognuno ha un personale percorso da seguire.

Mi sembra interessante riferire, a questo punto, quanto dicono i mistici nelle loro esperienze.
I mistici, si sa, sono quelli che hanno avuto un'esperienza diretta dell' "Invisibile" con il superamento temporaneo della barriera costituita dai sensi: la psiche cioè è in un contatto immediato, senza veli e ostacoli, con un altro campo di esperienza vissuto come "reale". Il fisico opera oggettivamente sull'energia-materia, il mistico sull'informazione. Famose, per stare solo ai mistici più importanti, sono quelle raccontate e descritte da S. Giovanni della Croce e da Santa Teresa d'Avila con il "Castello di Dio", dove tutto è luce, canto, ebbrezza spirituale, appagamento totale dell'essere. Non mancano altre ugualmente interessanti fornite da altri mistici, con particolare riferimento allo svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772), al danese Martinus Thomsen ((1890), agli italiani Pietro Ubaldi (1886-1972) e Giovanni Tumino.

Tutti affermano l'inesprimibilità in termini verbali di quanto andavano "contemplando", come tutti parlano di evoluzione da un corpo astrale (termine coniato da Hout) a uno spirituale. Sul numero dei "livelli" evolutivi c'è diversità di opinioni: nella sostanza, però, non variano di molto.

Per Martinus ci sarebbero tre sfere nello sviluppo della vita nell'Aldilà. La prima è costituita da quella in cui s'incontrano i propri "simili" (Inferno, Purgatorio, Paradiso). La seconda introduce al contatto più ravvicinato con la Luce. La terza è quella in cui il bisogno di compiere il "salto di qualità" verso sfere superiori si fa impellente e lo si soddisfa con una successiva reincarnazione tendente a una sempre più completa purificazione.

Swedenborg sostiene che, appena morti nel corpo, non si sa ancora di esserlo. Nel frattempo ci si trova in possesso di un nuovo corpo perfetto ed efficiente, con una psiche più potenziata nelle sue facoltà. Seguono l'incontro con persone care e l'esame della vita. In tutto si ha la sensazione di trovarsi in un ambiente sereno, pervaso da una diffusa luce "divina".
Per altri mistici i livelli evolutivi sarebbero sette: a ciascuno di essi corrisponderebbe un diverso grado di energia e di vibrazioni.

Per G. Tumino il piano evolutivo, simboleggiato nel Sacro Calice, avrebbe queste fasi: regno terreno, regno delle tenebre, avvio col piano astrale (accettazione - smistamento), regno della Luce (con 12 dimensioni), regno di Dio.

In sintesi potremmo schematizzare come di seguito gli elementi comuni ai vari mistici secondo la modalità del loro evolversi.

Subito dopo la morte:
• La vita continua, come assopita, in uno stato vago e crepuscolare (con il ricordo del nome e idee legati alla vita terrena).

• Le capacità mentali rimangono integre ma senza sufficiente controllo critico (come nei sogni).

• Pur rifacendosi alle reminiscenze della vita terrena, la mente continua a conoscere con finalità e prospettive nuove.

• Si sviluppano l'intelligenza e la creatività, ma con contenuti avulsi da quelli del proprio immediato contesto

• Si sviluppa anche la possibilità di confrontarsi e contattare altre vite psichiche "similari" e quelle ancora legate a un corpo terreno. Questi cinque momenti, che non si escludono ma si compenetrano, potrebbero essere altrettante tappe di sviluppo dello psichismo.

Come si può notare, i mistici hanno una visione abbastanza dinamica della loro esperienza dell'Oltre, tutta orientata a una maggiorazione di conoscenza finalizzata al conseguimento del massimo di chiarore interiore, una sorta di "neghentropia" (=ricchezza) il cui accrescimento o impoverimento sono determinati dall'amore.

In questa sede, però, più che riflettere sui cambiamenti del "corpo fisico", sui quali peraltro non ci sono elementi sufficienti per una seria discussione, o su quanto su riferito dai mistici mi preme mettere a fuoco la natura e l'identità di questo "Io" immortale o anima per quanto soprattutto appreso dalle "voci". Dal momento che in teologia nell'Escatologia (I novissimi) su di esso ben poco si dice, queste potrebbero essere connotate come di seguito:

* Io-realtà individuale e trasparente
* Io-pensante al presente
* Io-energia in evoluzione (pur nella diversità degli stadi)
* Io-in visione di Dio
* Io-in aiuto a noi ancora quaggiù
* Io-amico sincero
* Io-in attesa di altri amici per formare una comune unione.

1. 1. Io-realtà individuale e trasparente.

Dalle molte registrazioni effettuate dai vari sperimentatori risulta abbastanza chiaro il fatto che la Realtà comunicante è una individualità ben precisa e inconfondibile, anche se non sempre ne fa il nome. Parla al singolare come avviene fra un Io e un Tu e mostra di avere pensieri e sentimenti ben formati e compiuti, logici nelle loro sequenze, dotata di quell'insieme di proprietà e strutture interiori che comunemente denotano una persona. Raramente tale Realtà usa il plurale: se talora lo fa è quando intende parlare a nome del gruppo che in quel momento si rende presente. Un'altra caratteristica è che essa è trasparente, limpida, scruta nei pensieri dello sperimentatore, mettendolo quasi in crisi se egli ha qualche riserva mentale, che puntualmente la "voce" fa notare.
Tale trasparenza si manifesta soprattutto nell'invito a essere "puri", cioè consapevoli che non si può bluffare né tantomeno da essa è tollerabile l'incoerenza o il dubbio sulla sua onestà mentale. Sotto certi aspetti questo comportamento fa molto riflettere, perché troppo tenero e affettuoso e quindi con diritto al rispetto. Le nostre frequenti contorsioni cerebrali e linguistiche non sono da essa gradite, perché indice di sfiducia e di celata presunzione e ciò, in qualche modo, offende la sua disponibilità e la sua bontà, che, in alcuni casi, si esprime in termini coinvolgenti e, perché no, anche commoventi.

2. 2. Io-pensante al presente. È questo l'aspetto che più convince e impressiona. La "voce" conosce bene lo sperimentatore nell' "hic et nunc", le son chiare non solo le condizioni ambientali nelle quali avviene la comunicazione, ma anche e soprattutto quelle psicologiche in cui si trova chi avvia il contatto. Perciò incoraggia, dà suggerimenti, consiglia i modi migliori per superare un eventuale impasse, ma soprattutto offre risposte adeguate e pertinenti ai dettagli della domanda.

Talora il discorso della "voce" è anche complesso, articolato nelle sue varie fasi, sbriciolato in frammenti allo scopo di rendere il suo pensiero quanto più è possibile inequivocabile. Addirittura alcune volte si appella alla aurea regola della contestualizzazione ("Quando tu non capisci cos'è, collega"), come a voler far capire che la "voce" intende essere compresa nella sua oggettiva valenza senza con ciò violentare il nostro funzionamento conoscitivo, anzi spronandolo ad attivarsi con più lucida intelligenza. Questo modo di presentarsi della "voce" esclude naturalmente tutte le ipotesi che vorrebbero ridurla a un banale fenomeno di suoni vaganti nell'etere, di relitti di memorie passate o di estrapolazioni da un fantomatico "inconscio collettivo", la cui esistenza sarebbe tutta da dimostrare.

3. 3. Io-energia in evoluzione.
È questo un aspetto concreto che mi ha fatto molto riflettere. Probabilmente la realtà della "voce", e quindi dell'Io, è formata da una da noi non facilmente comprensibile "corporeità energetica" costituita da vibrazioni, quello che in teologia si chiama "corpo spirituale, luminoso, sottile", capace di attraversare come testimoniato da Gesù risorto, luoghi, spazi chiusi e lo stesso tempo, rendendosi contemporaneamente presente in più situazioni anche fra di loro lontane. Naturalmente qui stiamo ragionando di un qualcosa di estremamente difficile da capire e spiegare e, sotto certi aspetti, anche misterioso. Sarà certamente una "particolare" forma di energia (quella subquantica?) in grado di pensare, amare, progettare, insomma di vivere una "propria vita" per noi ancora inimmaginabile. Nella fisica attuale non se ne conosce una simile né si sa se mai ciò potrà mai accadere in futuro, essendo la misura dell'intima e ultima essenza della spiritualità. Questo Io-energia si presenta in costante evoluzione, tamt'è che nelle sperimentazioni non tutte le risposte sono dello stesso valore e grado conoscitivo: e questo mi sembra naturale perché ognuno ha il "suo" percorso evolutivo e, quindi, ciascuno dà quello che tale stadio gli consente di comunicare.
Perciò non poche volte capita che le informazioni variano e talora si presentano anche contraddittorie fra di loro: evidentemente la fonte dalla quale originano è di diversa caratura in quanto a sviluppo personale. Sulla natura e qualità di quest'ultimo in verità non si sa molto: probabilmente interverranno anime più elevate sul piano conoscitivo a illuminare le coscienze meno mature o ci sarà qualche altro meccanismo di autopresa di consapevolezza e, quindi, di schiusura verso nuovi orizzonti. Ma qui occorre fermarsi per non correre il rischio di discettare di fantateologia.

4. 4. Io-in visione di Dio.

Un altro elemento che connota la natura dell'anima, così come traspare dalle "voci", è quello di un Io che parla, discute ed è attratto da una Suprema Bellezza, davanti alla quale ogni aprola muore, ogni ragionamento si svuota e l'unica sensazione che si può esprimere è quella dello stupore e della contemplazione estatica. Senza di questa la vita dell'Io non si spiega, perché tutto è in funzione di essa, come un magnete che a sé tutto aspira. Tale Io si realizza immergendosi, per così dire, in questo grande Tutto, anche se con gradualità. In Esso trova una pienezza di conoscenza, una gratificante risposta, una gioia senza fine che si esterna nel canto e nell'armonia. Davanti a Lui si può dire soltanto, come spesso ripetono le "voci", "È meraviglioso". E anche qui ogni suono, che abbia la parvenza di una parola, è costretto a tacere.

5. 5. Io-in aiuto a noi.

Un altro elemento dell'Io è quello della generosità verso noi ancora emigranti quaggiù sulla terra, dell'apertura attenta ai nostri bisogni, della premura con cui ci seguono, dell'aiuto che si fa "vedere" talora anche concretamente. È un Io che più si evolve, maggiormente ama ed è altruista, quasi che il suo impulso naturale consistesse nel voler "dare" e "donare" con atteggiamento estremamente "liberale" senza chiedere mai nulla in contraccambio. La sua è un'offerta di aiuto che non poche volte precede la domanda, perché "legge" nei pensieri umani e nei loro meandri più reconditi. Ovviamente tale sostegno è nella direzione della crescita interiore, della serenità della coscienza e del benessere "integrale" della persona, ben consapevole, com'è l'Io, della sua antica e sofferta esperienza terrena. E anche qui, a volersi addentrare più a fondo in questa dinamica per noi certamente non tanto consueta, la parola umana viene ancora una volta a mancare.

6. 6. Io-amico sincero.

L'aspetto che maggiormente colpisce della natura di questo Io è l'elemento dell'amicizia. Anche questa è una logica conseguenza della maturità dello Spirito. Con l'abbandono del corpo fisico si lascia anche l'inquieta ombra dell'egocentrismo, della furbizie, dell'ingordo possesso, cioè tutto quell'insieme di comportamenti che creano soltanto divisioni, distinzioni, sciocche e assurde supremazie. Sembra di rileggere "'A livella" di Totò: nell'Oltre si è tutti "uguali", tutti "amici" l'uno dell'altro, tutti "aperti" alla domanda con la risposta dell'amore già pronta. Quante volte ho sentito registrata la "voce" che diceva "Io amico", "Io, tuo amico", "Qui grande è la nostra amicizia": parole queste che è facile sentire quaggiù sulla terra, ma difficile, molto difficile, da avvertire nella loro "sincerità". Nell'Oltre non ci sono il doppio senso, le ambiguità mentali, le tante nostre frequenti scissioni fra "pensiero.parola-azione": lì vige una profonda e trasparente coerenza, dove tutto è chiarore, limpidezza e spontaneità. Questo "Io amico" ricorda tanto l'innocenza, la pura e genuina bellezza dei sentimenti, il gusto di vivere nella pace fraterna, la fiducia, il piacere e la certezza di non vedere e sperimentare mai l'onta del tradimento.
Un tale Io dà credito, è generoso, vuole veramente "bene", spiana e schiude il cuore a una bontà schietta e senza limiti, è veramente la cosa che più rassicura e dona serenità. Naturalmente, in questa ottica, i precedenti affetti terreni, come pure le vecchie amicizie, si consolidano e si raffinano secondo la logica dell'affinità. Se avere un "amico sincero" significa trovare un "tesoro", ebbene questo Io nell'Oltre è il segno di ciò che dovremmo tutti essere e spesso, purtroppo, non si è. E ciò è di estremo conforto: almeno Lassù c'è qualcuno che ci guarda e ci segue con tenera, affettuosa e disinteressata attenzione e simpatia. Anche per questo occorre dire un "Grazie" a quel Qualcuno che, quando calerà il sipario della presente commedia umana, ha disegnato per noi questo luminoso "destino".

7. 7. Io-in attesa di noi per formare una comune unione.
L'impressione che si ha, sempre relativamente alla struttura di questo Io, è che esso non è chiamato a stare da solo ma a formare un'unica grande famiglia in stretta comunione con altri Io, con i quali condividere pensieri, canti, espressioni di felicità, sentimenti di intenso ringraziamento per il grande dono del vivere e del conoscere e soprattutto la sicurezza che finalmente si è capito e raggiunto il "senso ultimo" del reale, scoprendo che questo si identifica nel ritorno a Colui, da noi direttamente o inconsciamente cercato con nostalgia, che è poi all'origine e a completamento dell'essere e dell'esistere. Le stesse "voci", però, ci tengono a precisare che Questo è tuttora un mistero, del quale ancora non colgono né la pienezza né la totalità.
Solo che in tale fase di più o meno rapido evolversi verso la completa chiarezza e visione di un simile Essere, l'Io, insieme agli altri Io che si trovano nelle stesse condizioni, attende noi ancora quaggiù perché si possa partecipare tutti uniti a questa "festa", tutti radiosi abitanti della Città Celeste, tutti con gli affetti e i vecchi legami ritrovati, per non lasciarsi mai più.

In sintesi, per quanto è possibile indagare su tali realtà, questi sono i principali elementi che sembrano denotare l'essere e l'agire dell'Io nell'Oltre. Forse, e con molta probabilità, le "sorprese" e le "novità" saranno certamente ancora maggiori della nostra attuale attesa, ma oggi con gli strumenti conoscitivi fin troppo limitati che possediamo solo ciò riusciamo a intuire e a intravedere, cioè solo un modesto ma meraviglioso e significativo "squarcio panoramico" di ciò che sarà il comune più o meno prossimo futuro.

E francamente, nonostante il nostro attuale balbettare anche teologico sull'argomento, non è assolutamente cosa di poco conto, anzi. Diceva S. Paolo che ora scorgiamo il nostro Fine Ultimo solo "in speculo et in aenigmate", domani Lo vedremo "faccia a faccia così come Egli è" nella compiutezza della "carità", poiché fede e speranza non avranno più ragione di esserci. E l'Io rientra in questa sinfonia che ha e sa di inesprimibile ineffabilità.

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A volte parlando dell'aldilà

A volte parlando dell'aldilà si sentono replicare concetti del tipo" ciò che vi è qua vi è pure nell'aldilà", io credo che tale affermazione non sia del tutto da gettare, perchè prendendo anche spunto dal "libro tibetano dei morti" o dalla tabula smeragdina , abbiamo che in essi si afferma che l'universo ed il tutto è mentale, per cui le anime quando si staccano dal corpo materiale possedendo ancora l'intelletto , nelle loro menti creano ciò che hanno dentro, per cui sè hanno amore vedono amore, mentre sè credono nel diavolo e nell'inferno, esse genereranno tali visioni , per cui vivranno in base al loro sentire è vissuto e credo, solo che sarà una cosa perpetua ove esse attacate ancora alla parte materiale , creeranno materialmente il proprio corpo che poi verrà dilaniato dai vari diavoli creati dalla mente stessa, il quale essendo virtuale si rigenererà e riinizierà lo strazio perpetuo, mentre coloro che non hanno dentro cose brutte , vedranno solo la Luce amorevole in ricongiunzione a Dio. Coloro che non credono a nulla vagheranno eternamente nell'oblio e frustrazione di un anima che non si è riconosciuta quando ancora nè aveva lapossibilità vale a dire un corpo.
Noi tutti comprendiamo è viviamo in base a quello che siamo "ciò che è dentro di noi è pure fuori di noi" è tutto si svelerà di fronte al cielo.
Per cui ora che abbiamo la possibilità di imparare nella scuola del mondo dobbiamo non perderne l'occasione.

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