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PROFILI DI ALTA E BASSA AUTOSTIMA

L’autostima non è un riflesso delle capacità delle persone, nel senso che le persone con alta autostima non sono necessariamente più dotate (intelligenti, competenti, attraenti) di quelle con bassa autostima. Quello che le distingue sono invece le loro convinzioni sulle proprie capacità, il loro atteggiamento rispetto alle prove della vita, le loro reazioni ai successi e ai fallimenti, il loro comportamento sociale.

Le persone con un’autostima globalmente alta, infatti, tendono ad essere ottimiste e riescono a gestire gli eventi negativi con serenità; al contrario le persone con una bassa autostima tendono ad essere pessimiste, maturano facilmente delle crisi depressive e non sono in grado di sfruttare le loro potenzialità per far fronte agli eventi negativi.

Qui di seguito sono delineati i profili di alta e bassa autostima in relazione alle aspettative e alle prestazioni effettive.

 

ASPETTATIVE

Le persone con alta autostima prima di intraprendere ogni attività, risolvere un problema, affrontare una prova, appaiono in genere sicure di sé e sono convinte di avere buone probabilità di successo. Spesso infatti hanno alle spalle una storia di precedenti successi che alimentano le loro rosee aspettative, ma anche quando in passato sono incappati in qualche delusione rispetto a compiti simili, tendono a pensare che “stavolta andrà bene”. Per questi soggetti le situazioni e le prove difficili risultano stimolanti, sono una sfida da raccogliere per dimostrare a loro stessi e agli altri che sono in gamba. Inoltre quello che vogliono non è semplicemente riuscire a cavarsela, ma eccellere, vogliono distinguersi e superare i loro risultati precedenti, conquistando obiettivi sempre più elevati. Per usare una metafora di tipo scolastico, hanno già conseguito un “buono” e mirano all’“ottimo”.

Le persone con bassa autostima si trovano nella situazione opposta: prima di ogni prova, si sentono ansiose e preoccupate, vorrebbero tanto “darsela a gambe”. Hanno molti dubbi sull’esito dei loro sforzi, non hanno fiducia nelle loro capacità, del resto, l’esperienza passata non gli suggerisce pronostici favorevoli, e quindi si raffigurano già il momento in cui dovranno fare i conti con l’ennesimo fallimento. Ma anche quando un iniziale risultato positivo dovrebbe incoraggiarli a sperare, entrano nel panico. Essi non vedono quindi le prove come stimolanti sfide, ma come minacce per la loro autostima, occasioni in cui rischiano di dimostrare di non essere abbastanza capaci, interessanti, intelligenti. Dati questi timori non aspirano certo a conseguimenti eccezionali, gli basterebbe cavarsela, non fare una figuraccia, rientrare nella media, non risultare troppo inadeguati.

Le persone con alta autostima giocano quindi “all’attacco” e sono ottimiste, mentre quelle con bassa autostima giocano “in difesa” e sono pessimiste.

 

PRESTAZIONI EFFETTIVE

I conseguimenti delle persone con alta autostima saranno ben più numerosi ed elevati di quelli delle persone con bassa autostima a causa del grado di impegno e persistenza che mettono negli obiettivi che si prefiggono.

Le persone con alta autostima, infatti, pur essendo soddisfatte di sé spesso lavorano sodo per migliorare le loro aree di debolezza, mentre le persone con bassa autostima, essendo portate a “dare per persa la partita” prima ancora che sia finita, tendono ad impegnarsi poco, ad essere sopraffatte dall’ansia e a non persistere nei loro sforzi se i primi tentativi sono inefficaci.

La bassa autostima porta quindi ad un circolo viziozo

                

 

STRATEGIE PER MIGLIORARE L’AUTOSTIMA

Quando facciamo esperienza di un evento registrandolo come “un successo” o come “un fallimento”, noi misuriamo la nostra performance sulla base di uno standard interiore, ma se inostri standard sono troppo severi rischiamo di sentirci spesso scontenti di noi stessi. È chiaro dunque che il modo in cui fissiamo gli standard avrà un impatto diretto sull’autostima.

Per avere una buona autostima è necessario perciò ridimensionare i propri obiettivi, affinché essi diventino più “ragionevoli” e quindi più facili da raggiungere, e accettare i propri limiti.

Esistono alcuni espedienti strategici che le persone mettono in atto per migliorare la propria autostima e quindi vedersi sotto una luce più positiva:

1)Assegnare “selettivamente” importanza a quegli scopi che siamo in grado di raggiungere: non porsi obbiettivi troppo impegnativi, che difficilmente riusciremo a soddisfare, con un conseguente abbassamento dell’autostima.

2)Non attribuirsi tutta la colpa di un insuccesso, riconducendolo esclusivamente alla propria incapacità: non sempre la colpa dei nostri fallimenti è dovuta alla nostra incompetenza, ma possono essere intervenute varie cause esterne indipendenti da noi (es. la sfortuna, l’ostilità di qualcuno, circostanze sfavorevoli, difficoltà oggettive, ecc.).

3)Non valutarsi in maniera troppo rigida: nel caso in cui si è costretti ad attribuire i propri fallimenti esclusivamente a cause interne, non considerarle come stabili (es. incapacità, stupidità), ma come transitorie (es. stanchezza, indisposizione).

4)Ridimensionare l’importanza degli insuccessi: non bisogna dare troppa importanza ad un fallimento considerandolo come prova del proprio scarso valore. In altre parole è necessario avere una visione “sana” di sé cioè, pur avendo carenze e difetti, non considerarli in maniera ipercritica, sentirsi bene in virtù dei propri punti di forza e “perdonarsi” se talvolta manchiamo il bersaglio o non riusciamo in un intento.

 

a cura della Dr.ssa Marcella Altieri

www.fobia-sociale.it/concetto_di_autostima.htm - 22k -

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