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La metafora della scimmia impazzita

written by Gianluca Gotto Agosto 6, 2016
 

Photo by Andy Potterf

In un precedente articolo ho parlato della monk chat, una pratica molto suggestiva che si può svolgere in Thailandia e in altri paesi del Sud-Est Asiatico (se hai letto il mio libro, saprai bene quanto io consideri tutta questa zona del mondo molto suggestiva e perfetta per ritrovare contatto con la propria spiritualità, fermarsi e riflettere sulle cose della vita).

La monk chat non è altro che una chiacchierata con un monaco buddhista, che si rende disponibile ad ascoltare e rispondere alle domande di chiunque gli si presenti davanti. Questo particolare colloquio è diventato molto popolare nell’ultimo decennio, al punto che i monaci devono programmare gli incontri per il gran numero di richieste che ricevono.

L’infelicità dell’uomo occidentale: la confusione mentale

Le domande che gli occidentali pongono sono tante e di diversa natura, ma ce n’è una che viene ripetuta in continuazione: come faccio a essere felice?

Un tempo i monaci buddhisti rimanevano scossi di fronte a questa richiesta. Si chiedevano come fosse possibile che una persona in salute, benestante e con una vita piena di opportunità potesse non essere felice.

I monaci, abituati a vivere a stretto contatto con la popolazione locale, spesso povera e malata ma tutto sommato sempre positiva e sorridente, si sono interrogati a lungo sul motivo di questa contrapposizione.

Alla fine sono giunti alla conclusione che la colpa dell’infelicità dell’uomo occidentale sia da ricercare in una sorta di confusione mentale dovuta all’eccesso di benessere, che alimenta crisi e dubbi esistenziali.

Cosa intendono per confusione mentale? Il continuo passare da un pensiero all’altro in maniera frenetica, quasi compulsiva, senza soffermarsi su nessuno di questi in particolare.

Per spiegare il discorso nella maniera più semplice possibile, i monaci buddhisti ricorrono spesso alla metafora della scimmia, che è anche un pilastro di qualsiasi forma di meditazione.

La metafora della scimmia

Secondo il buddhismo, la mente umana è come una scimmia. Le scimmie sono tra gli animali più emotivi in natura e sono in grado di provare le stesse sensazioni dell’uomo: dolore, gioia, euforia, tristezza, paura, ansia, persino la nostalgia.

La scimmia non è sempre nello stesso stato emotivo. Alcune volte sarà felice, altre volte sarà infelice. La mente umana funziona nello stesso modo, con la differenza che ogni singolo individuo può decidere di intervenire sulla propria scimmia, ovvero sulla propria mente.

Dal punto di vista dei monaci buddhisti la maggior parte delle persone non ha alcun controllo sulla propria mente. La scimmia è impazzita: corre dappertutto, urla, vive nel caos.

Ma non solo, perché la scimmia non è semplicemente pazza. È anche ubriaca, pertanto è aggressiva e completamente fuori controllo. E non finisce qui: secondo i monaci buddhisti, la scimmia è stata anche punta da uno scorpione, il cui veleno l’ha intontita e la mantiene in uno stato di perenne confusione.

La scimmia non è mai ferma: passa costantemente da una liana all’altra senza sosta, in preda alla follia, ubriaca e stordita dal veleno.

Vuoi essere felice? Controlla la tua scimmia

Questa è la metafora della scimmia: se non la controlliamo, ci troveremo con una mente impazzita, incapace di concentrarsi su un unico pensiero ma sempre in movimento e senza la possibilità di prendere coscienza di qualsivoglia aspetto della vita. Così, concentrarci su ciò che ci rende felici è impossibile.

Il primo passo, quindi, è cercare di spogliare la mente da tutto ciò che la tormenta.

Basta prendersi, ogni giorno, pochi minuti per stare soli con se stessi, nei quali respirare profondamente e lasciare che i pensieri scorrano. Il fine ultimo è non pensare, perché, secondo i monaci buddhisti, se nessuno trattiene i pensieri, questi si allontanano dalla mente lasciandola respirare.

Dopo qualche giorno ti renderai conto di avere una mente sgombra e rilassata. Personalmente, ho raggiunto questo stato anche attraverso la scelta di minimizzare gli oggetti presenti nella mia vita (ne parlo nel capitolo “Minimalista” del mio libro).

La tua scimmia è stata sedata e con questa impostazione mentale potrai concentrarti sull’accettare solo i pensieri positivi. Con questa libertà di pensiero potrai comprendere ciò che fa bene e ciò che nuoce alla tua vita.

Senza rendertene conto, avrai iniziato a praticare una disciplina spirituale che i monaci buddhisti di tutto il mondo portano avanti quotidianamente da secoli: la meditazione.

 

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