Una ricetta per non prenderti troppo sul serio....Impara a ridere di te stesso ... 25......2......17


Ridi un po', torna un po' bambino.

Vedi di goderti la vita, non continuare ad andare sempre in giro con quella faccia seria, e scoprirai in te un benessere più sincero

Una ricetta per non prenderti troppo sul serio.

 

Da me vorresti qualche rimedio serio. Non ti sarebbe di nessun aiuto. Bisogna che tu diventi un po’ sciocco. La vetta più alta della saggezza contiene sempre un pizzico di follia, i più grandi saggi del mondo erano anche sicuramente molto assurdi.

Nei tempi andati, in ogni corte, c’era qualcuno un po’ folle - il buffone di corte. Era una forza equilibratrice, perché troppa saggezza può essere sciocca: qualsiasi cosa, se troppa, diventa stupida. C’era bisogno di qualcuno che riportasse le cose terra terra. Nelle corti dei re un buffone era necessario, per aiutarli a ridere: la gente saggia tende a diventare seria, altrimenti, e la serietà è una malattia. A causa della serietà si perdono le proporzioni, si perde la prospettiva. Il buffone di corte diceva e faceva di tutto per riportare le cose a un livello terreno.

Ho sentito di un imperatore che aveva un buffone. Un giorno l’imperatore si stava rimirando allo specchio. Arrivò il buffone, fece un salto e lo colpì coi piedi nella schiena. L’imperatore cadde contro lo specchio. Si arrabbiò moltissimo e gli disse: “Spiegami subito la ragione di questo tuo stupido gesto, altrimenti ti condanno a morte”.

Il buffone rispose: “Mio signore, non avrei mai immaginato di trovarti qui, davanti a uno specchio. Credevo fosse la regina”.

L’imperatore fu costretto a perdonarlo: la ragione suonava ancora più assurda dell’atto stesso. Ma per trovare una scusa simile, quello sciocco doveva essere molto saggio.

Tutti i grandi saggi – Lao Tzu, Gesù – hanno una certa qualità di sublime follia. E deve essere così, perché altrimenti un saggio sarebbe un uomo insipido – avrebbe un gusto insopportabile. Deve anche essere un po’ sciocco. Solo allora le cose sono in equilibrio. Guardate Gesù – cavalca un asino e va dicendo alla gente: “Sono il Figlio di Dio!”. Guardatelo! Deve aver avuto entrambe quelle qualità. La gente avrà riso: “Dice queste parole e si comporta in questo modo...”.

Ma io so che è così che si presenta la vera saggezza. Lao Tzu dice: “Tutti sono saggi, tranne me. Io sembro stupido. La mente di tutti è chiara, solo la mia sembra torbida e annebbiata. Tutti sanno cosa fare e cosa non fare: solo io sono confuso”. Cosa intende dire? Quello che sta dicendo è: “In me saggezza e stupidità si incontrano”. E quando saggezza e stupidità si incontrano, là c’è la trascendenza.

Così vedi di non essere serio riguardo alla serietà. Ridici sopra, sii un po’ sciocco. Non condannare l’assurdità: ha la sua bellezza. Se riesci a essere tutte e due le cose, dentro di te avrai la qualità della trascendenza.

Il mondo è diventato sempre più serio. Si spiega così l’aumento del cancro, delle malattie di cuore, della pressione alta, della pazzia. Il mondo è stato forzato verso un solo estremo. Siate anche un po’ sciocchi…

Avete mai sentito di uno sciocco che è impazzito? Non è mai accaduto. Sono qua che aspetto sempre di sentire che uno sciocco è diventato pazzo. Non ne ho mai incontrato nessuno. Uno sciocco non può diventare pazzo, perché per impazzire bisogna essere molto seri.

Ho anche cercato di vedere se gli sciocchi sono in qualche modo più sani dei cosiddetti saggi. Ed è proprio così: gli sciocchi hanno una salute migliore dei cosiddetti saggi. Vivono nel momento, non si preoccupano di quello che gli altri possono pensare di loro. Una tale preoccupazione diventa qualcosa come un cancro, nella mente e nel corpo. Gli sciocchi vivono a lungo e l’ultima risata è la loro.

Ricordati: la vita dovrebbe avere un equilibrio molto profondo. Allora, proprio nel mezzo – nel punto d’equilibrio – puoi liberarti. L’energia si leva alta e anche tu cominci a innalzarti. Questo dovrebbe succedere per tutti gli opposti. Non essere saggio, non essere sciocco, vedi di essere entrambi, così da poter andare oltre. (2)

Impara a ridere di te stesso

Se riesci a ridere di te stesso, va tutto bene. La gente ride degli altri, mai di se stessa. È una cosa da imparare. Se puoi ridere di te stesso, la serietà se n’è già andata. Non le lasci alcuno spazio se riesci a ridere di te stesso.

Nei monasteri Zen, tutti i monaci devono ridere. La prima cosa che si fa al mattino è ridere, la primissima cosa. Non appena il monaco si accorge che non sta più dormendo, deve saltar giù dal letto, assumere un atteggiamentobuffo – come un pagliaccio da circo – e cominciare a ridere, a ridere di se stesso. Non c’è modo migliore per cominciare la giornata.

Ridere di se stessi uccide l’ego, ti rende più limpido, più leggero, quando ti muovi nel mondo. E, se hai riso di te stesso, la risata di chi ride di te non ti potrà certo disturbare. Anzi, stanno semplicemente cooperando, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto tu. Ne sarai felice.

Ridere degli altri è egoistico, ridere di sé è molto umile. Impara a ridere di te – della tua serietà e di tutte queste cose. Ti può capitare di prendere molto sul serio la tua serietà. Allora invece di una malattia, ne avrai create due. E in seguito prendi seriamente anche questa cosa, e così via. Non c’è fine a una situazione del genere, puoi continuare fino alla nausea.

Così è meglio se l’affronti fin dall’inizio. Non appena senti che stai diventando serio, mettiti a ridere, e cerca dentro di te dove si trova questa serietà. Fatti una risata, una bella risata, chiudi gli occhi e cerca dove è finita: la serietà si trova solo in un essere che non sa ridere.

Non c’è situazione più sfortunata di questa, non si riesce a immaginare qualcuno più disgraziato di un uomo che non sa ridere di se stesso. Per cui comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento libero nella tua giornata…quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo – solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu.

Lascia che la risata nasca proprio dalla pancia, che non sia qualcosa di mentale. Uno può anche ridere di testa, ma allora è una cosa morta. Tutto quello che viene dalla testa è morto, assolutamente meccanico. Certamente, puoi anche ridere di testa, ma la risata non raggiungerà alcuna profondità, non arriverà nella pancia, nell’hara. Non andrà giù fino alle dita dei piedi, non si espanderà in tutto il corpo. Una risata vera è come quella di un bambino. Guarda come si scuote la sua pancia, tutto il suo corpo sussulta – si rotola sul pavimento. È una questione di totalità. Ride talmente che comincia a piangere; ride così totalmente che la risata si trasforma in lacrime, cominciano a scendergli lacrime dagli occhi. Una risata dovrebbe essere profonda e totale. Questa è la medicina che prescrivo contro la serietà. (3)

www.gianobifronte.it/3_RIVISTE/3c_osho_times/2000/osho_08_agosto_2000_completo.htm - 319k -

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